Gagliano Giuseppe Anticapitalismo,totalitarismo tecnocratico e nichilismo nella riflessione di Erns Junger

Ernst nacque, maggiore fra sette figli, dalla famiglia borghese e protestante del chimico-farmacista Georg Ernst Jünger (1868-1943) e di Caroline Lampl (1873-1950), nella quale il fratello Friedrich Georg, futuro scrittore, era il suo miglior amico. Trascorse l’infanzia a Hannover, dove il padre aveva un laboratorio, poi a Schwarzenberg; i frequenti cambiamenti di scuola lo resero uno studente di modesto profitto e per questo motivo dal 1905 studiò in collegio per poi rientrare, nel 1907, presso la famiglia a Rehburg da dove passò ancora nella Scharnhorst-Realschule di Wunstorf. Allo studio delle materie canoniche, preferiva l’entomologia e i romanzi d’avventura: scrisse anche poesie atteggiandosi a dandy.A sedici anni, nel 1911, si iscrisse, con il fratello Friedrich, nell’associazione giovanile di ispirazione romantica ed ecologista Wandervogel (“Uccelli migratori”), fondata da Karl Fischer. Dopo essere passato a studiare nel liceo di Hameln, nell’estate del 1913 scappò in Francia e a Verdun si arruolò nella Legione straniera: venne trasferito in Algeria per essere addestrato nel campo di Sidi Bel Abbès. Con un compagno, cercò di fuggire anche di qui, ma fu ripreso in Marocco. Fu congedato e rimandato in Germania grazie all’intervento del padre e del Ministero degli Esteri tedesco, che richiesero il suo rientro in Germania, stante la sua minore età. Jünger narrerà quest’esperienza nel romanzo autobiografico Afrikanische Spiele (Ludi africani), pubblicato nel 1936.Pochi mesi dopo, nell’agosto 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò volontario in fanteria: combatté sul fronte occidentale e, ferito quattordici volte su quello francese presso Cambrai, venne decorato nel 1917 con la Croce di ferro di prima classe e il 18 settembre 1918 con la più alta decorazione militare prussiana istituita da Federico il Grande, l’ordine Pour le Mérite. Ernst Jünger durante la prima guerra mondiale, appena decorato con l’Ordine di Hohenzollern.Conclusa la guerra, continuò a servire nell’esercito, partecipando nel 1920 alla repressione del tentato putsch di Kapp. Si oppose alla Repubblica di Weimar, valutata come il risultato politico di una sconfitta militare considerata immeritata e dell’«onta» del trattato di Versailles. I suoi romanzi In Stahlgewittern. Aus den Tagebuch eines Stoßtruppführers, Nelle tempeste d’acciaio (1920-1922), Der Kampf als inneres Erlebnis (1922), Sturm (1923), Das Wäldchen 125. Eine Chronik aus den Grabenkämpfen, Boschetto 125 (1925), Feuer und Blut (1925), basati sulle sue personali esperienze del fronte, sono una riflessione sulla guerra e furono accolti con entusiasmo dalla stampa conservatrice tedesca. Lasciato l’esercito nel 1923, studiò filosofia e zoologia a Parigi e a Napoli, intanto che aderiva per breve tempo all’organizzazione paramilitare dei Freikorps. Il 3 agosto 1925 si sposò con Gretha de Jeinsen, da cui il 1º maggio 1926, a Lipsia, ebbe il suo primo figlio Ernst (dai genitori sempre chiamato Ernstel) e il 26 lo scrittore interruppe gli studi universitari senza laurearsi, dedicandosi completamente alla scrittura. Nel 1934 nacque il secondogenito Alexander. Esponente di primo piano della Rivoluzione conservatrice, collaborò a diversi periodici nazional-rivoluzionari come Standarte, Vormarsch’, Arminius, Die Kommenden, Wochenschrift des neuen Nationalismus, Kampfschrift für deutsche Nationalisten e al Der Widerstand di Ernst Niekisch.Benché prefiguratore del nazismo nel saggio del 1932 Der Arbeiter (L’operaio), non appoggiò attivamente il Partito nazionalsocialista di Adolf Hitler e rifiutò di dirigere l’unione nazista degli scrittori (Goebbels scrisse nei propri diari: «gli facemmo ponti d’oro che lui sempre si rifiutò di attraversare»). Nel conflitto fu ufficiale della Wehrmacht a Parigi durante l’occupazione tedesca della Francia, intrattenendo rapporti culturali con scrittori francesi (ma litigando con Céline). Conosceva alcuni degli ufficiali prussiani che parteciparono al fallito attentato del 20 luglio 1944 sotto la direzione di Claus von Stauffenberg, ma essendo coinvolto in modo marginale non fu condannato o imprigionato ma solamente congedato dall’esercito. Il 29 novembre dello stesso anno il figlio Ernstel, inviato sul fronte italiano in un battaglione penale (aveva manifestato opinioni antinaziste) cadde in combattimento a Turigliano presso Carrara-avanza il 29 novembre 1944. La notizia gli pervenne soltanto il 12 gennaio del 1945. Dal gennaio al maggio 1945, congedato, fece parte della difesa civile a Kirchhorst.Dopo il conflitto venne comunque accusato di connivenza con il regime a causa del suo credo nazionalista, nonostante nei suoi scritti – soprattutto in Strahlungen e Diari 1941-1945 – la sfiducia per il regime hitleriano sia evidente. Tuttavia in Nationalismus und Judenfrage del 1930, Jünger aveva descritto gli Ebrei come una minaccia per l’unità dei Tedeschi. Cominciò a intrattenere una fitta corrispondenza con i principali intellettuali tedeschi, dallo stesso Schmitt a Martin Heidegger. Gli fu interdetto di pubblicare in Germania sino al 1949. Nel 1950 si trasferì a Wilflingen, villaggio dell’Alta Svevia, abitando nella foresteria del castello dei von Stauffenberg, dove rimase sino alla morte. Per tutta la vita sperimentò diverse sostanze, in particolare LSD e mescalina ma anche etere, hashish e cocaina. Intraprese altri viaggi, nel Mediterraneo e in Oriente, scrivendo e coltivando la giovanile passione entomologica, trovando nuove specie di coleotteri che a tutt’oggi portano il suo nome, quali il Carabus saphyrinus juengeri e la Cicindera juengeri juengerorum. Dal 1960 al 1972 diresse, insieme a Mircea Eliade, la rivista Antaios, pubblicata dall’Editore Klett di Stoccarda.Nel 1996 si convertì al cattolicesimo.Nel 1980 Jünger ottenne il prestigioso Premio Goethe (conferito, tra i pochi, a Bertold Brecht e Thomas Mann) che lo consacrò tra i massimi scrittori e pensatori tedeschi del Novecento; il merito stava soprattutto nell’analisi (e nella critica) della modernità; questo è il campo in cui le sue potenti intuizioni ne fanno, fra l’altro, uno degli intellettuali più discussi del XX secolo.

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