Gagliano Giuseppe Anticapitalismo e antiliberalismo nella Nuova Destra

MICHELA NACCI insegna Storia delle dottrine politiche all’Università dell’Aquila, dove dirige dal 2004 il Master di primo livello in «Comunicazione istituzionale e strategie della comunicazione. Pratiche e politiche del rapporto con il pubblico». Borsista CNR e CNR-NATO, è dottore di ricerca in Storia e civiltà presso l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Ha pubblicato tra l’altro: L’antiamericanismo in Italia negli anni Trenta (Bollati Boringhieri, 1989); La barbarie del comfort. Il modello di vita americano nella cultura francese del Novecento (Guerini, 1996); Pensare la tecnica. Un secolo di incomprensioni (Laterza, 2000). Ha curato J.B.S. Haldane, B. Russell, Dedalo o la scienza e il futuro. Icaro o il futuro della scienza (Bollati Boringhieri, 1991); G. Friedmann, La crisi del progresso. Saggio di storia delle idee 1895-1935 (Guerini, 1995); Oggetti d’uso quotidiano. Rivoluzioni tecnologiche nella vita d’oggi (Marsilio, 1998); Interpretare la differenza (Liguori, 2002), insieme a L. Di Michele e L. Gaffuri.

Gagliano Giuseppe La scuola di Francoforte nell’ interpretazione di Lucio Colletti

Colletti, Lucio Filosofo italiano (Roma 1924 – Venturina, Livorno, 2001). Insegnò filosofia della storia nell’univ. di Salerno e dal 1972 filosofia teoretica nell’univ. di Roma. È autore di numerosi lavori sul marxismo teorico (Il marxismo e Hegel, 1969; Ideologia e società, 1969). Rifacendosi alle indicazioni metodiche di Della Volpe, ha svolto un’interpretazione di Marx che vede nella sua opera essenzialmente una sociologia della società borghese moderna che avrebbe ben poco in comune con la dialettica di Hegel. Elemento centrale di tale analisi sociologica era però – diversamente da Della Volpe – il concetto di alienazione , che in questa fase del suo pensiero C. interpretava come una nozione pienamente compatibile con l’analisi scientifica della società capitalistica. In seguito, correggendo tale punto di vista (Marxismo e dialettica, in appendice all’Intervista politico-filosofica, 1974), C. individuava invece nel concetto di alienazione e nella teoria a esso correlata del feticismo delle merci, una vera e propria ‘contraddizione dialettica’ , ossia un concetto estraneo alle scienze empiriche, le quali si occupano invece di ‘opposizioni reali’ od opposizioni ‘senza contraddizione’ (secondo la terminologia di Kant, alla quale C. si rifaceva). Di qui la tesi, sviluppata ampiamente nelle opere successive (Tra marxismo e no, 1979; Tramonto della ideologia, 1981), che il nucleo metodico centrale dell’opera di Marx è estraneo al pensiero scientifico. Grazie al pesante condizionamento esercitato dalla filosofia hegeliana, il pensiero di Marx aveva preso la forma di una nuova filosofia della storia, nella quale le vicende della Comunità (Gemeinschaft) – che prendeva il posto dello Spirito (Geist) hegeliano – venivano scandite secondo il consueto ritmo ternario. La comunità primitiva, nella quale individuo e genere erano strettamente uniti, nella fase capitalistica si scindeva in due opposti (aspetto individuale e aspetto sociale del lavoro, valore d’uso e valore di scambio, ecc.) che nella lettura di Marx sono vere e proprie contraddizioni dialettiche, vale a dire opposizioni di termini che restano, pur se separati, logicamente connessi. A questa fase di alienazione dovrà necessariamente seguire una nuova riunificazione di individuo e comunità, a un livello superiore, nella futura società comunista. Questa massiccia presenza di hegelismo, secondo C., non pregiudicava contemporaneamente le concrete analisi dei caratteri specifici del modo di produzione capitalistico proposte da Marx (e non a caso riprese in larga parte da Weber), ma imprimeva al marxismo una torsione in senso finalistico e antropocentrico difficilmente compatibile con i caratteri fondamentali dello spirito scientifico moderno, dal quale finalismo e antropocentrismo sono da lungo tempo banditi.

Gagliano Giuseppe Il rifiuto della società capitalistica e tecnologica nell’interpretazione di Theodore Roszak

Theodore Roszak (November 15, 1933 – July 5, 2011) was professor emeritus of history at California State University, East Bay. He is best known for his 1969 text, The Making of a Counter Culture.Roszak received his B.A. from UCLA and Ph.D. in History from Princeton University. He taught at Stanford University, the University of British Columbia, and San Francisco State University before joining CalState Hayward. During the 1960s, he lived in London, where he edited the newspaper Peace News.Theodore Roszak died at age 77 at his home in Berkeley, California on July 5, 2011.

Gagliano Giuseppe Il rifiuto della modernità nell’interpretazione di René Guénon e Alain de Benoist

René Guénon nasce a Blois in Francia il 15 novembre 1886. Dopo la maturità liceale nell’ottobre del 1904 si trasferisce a Parigi per seguire un corso di matematica superiore che interrompe nel 1906 probabilmente a causa della sua salute malferma.Dal 1909 al 1912 pubblica i suoi primi articoli sulla rivista “La Gnose”. Dopo il matrimonio con Berthe Loury entra nell’Islam e assume il nome di ‘Abd al-Wahîd Yahia (“Giovanni Servo del Dio Unico”). Nel 1913 collabora con la rivista cattolica “La France Antimaçonnique”, firmandosi con lo pseudonimo La Sfinge. Due anni dopo ottiene la laurea in lettere e nel 1916 il diploma di studi superiori in filosofia che insegnerà a Saint-Germain-en-Laye. Continuerà l’insegnamento a Setif, in Algeria per poi tornare al collegio di Blois. Nel 1919 si dimette dall’insegnamento per dedicarsi ai suoi studi. I suoi primi libri, “Introduction generale l’Etude des Doctrines Hindoues” (Introduzione generale allo studio delle dottrine indù) e “Le Theosophisme, Histoire d’une PseudoReligion” (Il Teosofismo, storia di una pseudo-religione), dove denuncia le imposture della Società Teosofica, entrambi stampati nel 1921.Nel 1923 pubblica “L’errore dello spiritismo”, in cui confuta con risolutezza lo spiritismo. L’anno successivo esce “Oriente e Occidente”, in cui traccia le linee per un’intesa tra l’élite intellettuale occidentale e orientale. Dal 1924 al 1927 collabora alla rivista cattolica “Regnabit”, dando alle stampe nel frattempo molti libri tra cui: “L’Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta”, “La crisi del mondo moderno”, “Il Re del mondo”, “Autorità spirituale e potere temporale”.Nel 1928 muore la moglie, e nello stesso anno Guenon comincia la collaborazione regolare alla rivista “Le voile d’Isis” che dal 1955 si chiamerà “Etudes Traditionnelles”. Nel 1930 si trasferisce definitivamente al Cairo.Pubblica “Il simbolismo della Croce”, “Gli stati molteplici dell’Essere”, mirabile sintesi della Metafisica di cui Guénon fu portavoce. Nel 1934 sposa Fatimâ, figlia dello Sheykh Muhammad Ibrahim, dalla quale avrà quattro figli di cui uno postumo. Tra il 1945 e il 1946 pubblica “Il Regno della quantità e i segni dei tempi”, “I principî del calcolo infinitesimale”, “Considerazioni sull’iniziazione” e “La Grande Triade”. Muore in Egitto il 7 gennaio 1951. Le sue spoglie vengono tumulate, secondo il rito islamico, nel cimitero di Darassa. Rene Guenon più di ogni altro ha saputo dimostrare l’unità essenziale di tutte le tradizioni sotto l’apparente diversità delle dottrine e dei simboli. Alain de Benoist (Saint-Symphorien, 11 dicembre 1943) è uno scrittore francese, fondatore del movimento culturale denominato Nouvelle Droite (Nuova Destra), del quale è stato animatore insieme a Guillaume Faye, Pierre Vial, Giorgio Locchi.Ha studiato legge, filosofia, sociologia e storia delle religioni.Tra il 1961 e il 1966, ha fatto parte della Fédération des étudiants nationalistes (FEN) e del Mouvement nationaliste du progrès (MNP). Ruppe i rapporti con tali partiti all’età di 23 anni.Nel 1968 fonda il Gruppo di Ricerca e di Studi per la civiltà europea, conosciuto come GRECE. In Italia il suo pensiero è stato divulgato e sviluppato dal politologo Marco Tarchi e avvicinato anche dallo scrittore e giornalista Massimo Fini È stato collaboratore alle riviste: “Cahiers universitaires”, “Europe Action” e “Défense de l’Occident”, redattore capo dell'”Observateur Européen”, di “Nouvelle École”, “Midi-France”. Critico letterario di “Valeurs actuelles”, “Le Spectacle du monde”, “Le Figaro-Magazine”. Direttore di collane editoriali: Editions Copernic, Editions du Labyrinthe, Pardès, Grands Classiques, Editions l’Age d’Homme.Attualmente dirige due riviste: Nouvelle Ecole (dal 1968) e Krisis (dal 1988). I suoi scritti sono stati pubblicati su alcuni quotidiani come Le Figaro, Le Spectacle du Monde (dopo 2000) e Telos (il giornale della sinistra radicale statunitense).

Gagliano Giuseppe I nemici della modernità.La Scuola di Francorforte,Eric Fromm, Elémire Zolla e Julius Evola(Parte Seconda)

Anticapitalismo,antiliberalismo ed irrazionalismo nelle riflessioni della Scuola di Francoforte,di Eric Fromm,Elèmire Zolla e Julius Evola

Gagliano Giuseppe,I nemici della modernità:anticapitalismo e antiliberalismo nelle riflessioni di Max Horkheimer,Serge Latouche e Edgar Morin

Il nostro intento non è stato certo quello di esporre- seppure sommariamente-le riflessioni degli autori presi in considerazione ma è stato quello di individuare- all’interno del loro percorso filosofico- alcuni nuclei tematici comuni relativi alla loro interpretazione e valutazione della società capitalistica,della scienza e della tecnica. Un’analisi comparata delle loro riflessioni ci ha consentito di giungere ad alcune conclusioni:in primo luogo emerge un atteggiamento sostanzialmente estraneo di fronte al mondo moderno determinato dalla consapevolezza di aver perso il ruolo di demiurgo,di profeta di fronte alla centralità dello scienziato puro e applicato. In secondo luogo si osserva la tendenza a costruire scenari apocalittici della realtà contemporanea,unilaterali poiché privi della complessità che solo un’analisi sociologica e storica seria può offrire; in terzo luogo emerge dalle loro riflessioni il rifiuto non solo del sistema capitalistico e della democrazia rappresentativa ma dell’industria e del connubio scienza –tecnologia riportando la riflessione filosofica ad un contesto storico pre-galileiano e pre-baconiano. Infine, l’alternativa al mondo moderno che viene proposta dagli autori ben lungi dall’essere originale sotto il profilo teorico, è il risultato di una sintesi –priva di legittimità interpretativa-tra alcuni aspetti del socialismo utopistico, del marxismo e del pensiero libertario.

Gagliano Giuseppe Aspetti del totalitarismo comunista nell’interpretazione di Raymond Aron

Senza avere come nostro obiettivo quello di dare una interpretazione esaustiva della riflessione aroniana su Marx e sul totalitarismo ,il nostro intento è stato quello di individuare alcuni concetti chiave che emergono dall’analisi del celebre saggio aroniano sugli intellettuali

Gagliano Giuseppe Aspetti del totalitarismo gramsciano nell’interpretazione di Augusto Del Noce

Nato a Pistoia nel 1910 e scomparso a Roma nel 1989, Augusto Del Noce si formò nell’ambiente culturale torinese, laureandosi nel 1932 con una tesi su Malebranche e aderendo all’antifascismo insieme ad altri esponenti della sinistra cristiana, come Felice Balbo, dalle posizioni del quale poi si distinse nettamente, soprattutto sulla base della convinzione dell’inconciliabilità tra cristianesimo e marxismo, motivo che diventerà dominante nel pensiero delnociano. Considerando la filosofia di Cartesio come il momento iniziale della modernità, Del Noce ritiene che da essa si sia originato un filone speculativo che giunge sino a Hegel, a Marx e a Nietzsche, ovvero all’esito ateo e nichilista che caratterizza molta parte della cultura contemporanea: il razionalismo, nato con Cartesio, ignora i limiti della ragione stessa, si autofonda e finisce con il negare la Trascendenza. L’ateismo — scrive a questo proposito Del Noce — “è il termine conclusivo a cui deve necessariamente pervenire il razionalismo al punto estremo della sua coerenza”; si tratta di un ateismo che, a differenza di quello ottocentesco, rende impossibile la fondazione di qualsiasi morale; in ultima analisi, siamo di fronte a una filosofia che si autodistrugge e che distrugge le basi stesse della vita umana. Del Noce dedicò le sue energie migliori a dimostrare che il percorso che aveva condotto la filosofia da Cartesio a Marx si dimostrava fallimentare e drammaticamente pericoloso, e che pertanto si rendeva necessaria una rifondazione del pensiero in senso teologico e, dunque, cristiano. Il marxismo — sostiene Del Noce — rappresenta bene l’approdo ateo del pensiero moderno e contemporaneo: infatti, esso pretende di negare non soltanto l’esistenza di Dio, ma anche il desiderio di Trascendenza che abita nel cuore dell’uomo, e pretende altresì di sostituirsi alla religione promettendo di realizzare la felicità su questa terra mediante un radicale cambiamento della società. A partire da queste analisi, Del Noce considerò assolutamente impossibile l’incontro tra marxismo e cristianesimo, e negli anni in cui, al contrario, molti auspicavano questo incontro, ciò gli costò una netta emarginazione da parte degli intellettuali cosiddetti progressisti e gli conferì, quando non pochi scommettevano sul “cattocomunismo”, le caratteristiche del profeta inascoltato. Tuttavia, secondo Del Noce, esiste un altro volto della filosofia moderna e un altro percorso seguito dal pensiero postcartesiano: è la linea che, detto in estrema sintesi, conduce a Rosmini e Gioberti, passando attraverso Malebranche e Vico; una linea che permette di recuperare positivamente il pensiero cattolico italiano dell’Ottocento, ingiustamente trascurato nella foga di cercare di realizzare un impossibile dialogo con le filosofie atee e materialiste, tra le quali, come si è visto, spicca il marxismo. Soltanto la ripresa di una genuino pensiero di ispirazione cattolica potrà fungere da antidoto contro la secolarizzazione che contraddistingue la società contemporanea e che, a giudizio di Del Noce, è figlia dell’innaturale connubio tra ateismo comunista e ideologia borghese, uniti nel combattere la verità della religione cristiana e votati a condurre l’umanità verso il baratro del nichilismo. Le seguenti considerazioni, scritte da Del Noce nel settembre del 1975 sul quotidiano della Democrazia Cristiana, “Il Popolo”, sintetizzano bene alcuni tratti del suo pensiero e, rivelandosi davvero profetiche, mantengono pure un’indiscutibile attualità: “Nell’ultimo quarto di secolo si è svolto quel Kulturkampf, cioè quella lotta della cultura contro il pensiero cattolico che Gramsci auspicava… È stata la lotta maggiore che l’Italia abbia conosciuto. È riuscita? Parzialmente, certo: il cangiamento delle valutazioni morali nel costume, ecc. che si è avuto in questi venticinque anni, è eccezionale. Non dirò che sia stato sempre negativo e che certe incrostazioni non meritassero di cadere: tuttavia, bisogna pur riconoscere che non si è trattato di una purificazione dei pensiero e della morale cattolici, ma di una loro eversione. Pensare a un «aggiornamento» come a un’adeguazione al «nuovo» sarebbe una di quelle tante sciocchezze senza pari che conoscono oggi un’incontrollata circolazione. Il successo però è stato soltanto parziale. Non si è formata una nuova coscienza marxista o illuminista o che altro dir si voglia, ma si è determinato soltanto un vuoto degli ideali. Se nella parte cattolica la confusione è oggi eccezionale, non si può però dire che le tendenze neomodernistiche, progressistiche, ecc., abbiano trionfato: si ha l’impressione, anzi, che stia cominciando il declino della loro fortuna. Ritorno ai principi: questa è la formula di ogni rinascita religiosa. Per un partito che, per aconfessionale che sia, è tuttavia composto per la massima parte da cattolici, non si può pensare a un risveglio politico che sia separabile da un risveglio religioso… Bisogna tuttavia ammettere che l’intensità dell’attacco ha fatto sì che questi principi si sono, nella coscienza comune, oscurati; abbiano, anzi, subito un oscuramento quale mai antecedentemente si era avuto. Penso che possano essere ritrovati solo per via negativa; solo attraverso una critica rigorosamente razionale, dall’interno, delle posizioni avverse; una crltica, si intende, che riconosca la loro serietà. In primo luogo, per la sua impostazione, della cultura gramsciana”.

Gagliano Giuseppe Genesi storica e caratteristiche socio- politiche dei rivoluzionari di professione nell’interpretazione di Luciano Pellicani

Professore Ordinario di Sociologia Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli.Direttore della Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss Guido Carli.E’ Presidente del Centro Gino Germani e Direttore delle riviste “MondoOperaio” e “Modernizzazione e Sviluppo”.Nel 1971 ha conseguito la libera docenza in Sociologia politica e nel 1981 ha vinto la cattedra della stessa materia.Dopo aver insegnato presso l’Università di Urbino e presso l’Università di Napoli, nel 1984 è stato chiamato dalla Facoltà di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli a ricoprire la cattedra di Sociologia politica. Pubblicazioni recenti – Dalla società chiusa alla società aperta (Rubbettino) – Rivoluzione e totalitarismo (Marco) – Jihad (Luiss University Press)

Mario Avantini,Dalla produzione di componenti tecnologici al Cyber spionaggio

IL CESTUDEC ha il piacere di pubblicare un articolo del Dott.Mario Avantini esperto in Infrastrutture Critiche e Cyber Threat presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri