Nicolas Mazzucchi Guerre et économie, Atti del simposio avvenuto alla Scuola Militare di Parigi il 1o luglio 2011

 

Lo studio dei rapporti tra guerra e economia non è certo agevole. Se questi due universi si incontrano dagli esordi della storia – pensiamo per esempio alla Prima Guerra Punica per il dominio della Sicilia– gli economisti e gli specialisti di scienze militari sono riluttanti a analizzare la dimensione specifica della  guerra economica. Questo simposio, avvenuto due anni fa a Parigi, organizzato dall’associazione Participation et Progrès con il contributo della  Ecole de Guerre Economique è stato preparato preparato da Olivier Kempf e dal sottoscritto . L’obiettivo del simposio era la comprensione del passaggio della guerra all’economia e soprattutto alla guerra economica.

La prima parte degli Atti analizza il ruolo dell’economia nella guerra. Non solamente le questioni logistiche ma anche la preparazione economica alla guerra, gli obiettivi economici, il ruolo degli attori economici nelle azioni militari. I testi che trattano la dimensione specificatamente strategica (C. Schmidt, J. Sapir, N. Mazzucchi, O. Marcotte, S. Dossé) tentano di comprendere e di teorizzare il ruolo dell’economia nella guerra in generale. O. Marcotte e N. Mazzucchi si concentrano sui rapporti tra pensiero economico e militare e anche sull’interazione tra le forme di guerre e le forme d’accumulazione economica. C. Schmidt e J. Sapir pongono la loro attenzione  da un lato  sulla nozione di crisi, di strategia  economica, interrogandosi sull’avvenire dell’economia di guerra mentre dall’altro lato S. Dossé analizza il nuovo modello di guerre low cost in un ambiente in cui il budget per le spese militari è stato fortemente ridimensionato dai ministeri della difesa europei.. Dopo questi studi generali, G.-H. Bricet des Vallons con S. Le Gal, B. Tratnjek e F. Chauvancy si concentrano sull’analisi di un caso particolare. Dopo lo studio di F. Chauvancy  sulle guerre irregolari e sul ruolo delle  CIMIC in ambito economico in previsione della ricostruzione delle zone di guerra, B. Tratnjek volge la sua attenzione  al modello economico della città in guerra, tra distruzioni, ricostruzioni e ricombinazioni di popolazione dopo i combattimenti. Finalmente G.-H. Bricet des Vallons e S. Le Gal analizzano il modello del mercenario illustrando l’esperienza militare di  Wallenstein in Germania durante la Guerra dei Trent’anni. Gli impreditori di guerra, attori economici di grande importanza durante il Rinascimento in Italia e nel  seicento nell’ Impero Germanico, hanno creato un modello unico di gestione economica della guerra che prefigura le armate degli stati europei moderni.

La seconda parte è orientata verso la guerra economica. Le analisi di J. Pujol e di A. Laidi si concentrano sul ruolo dello stato nella protezione della sua economia e sulla nozione di guerra economica sia in Francia che in Europa. A tale proposito N. Bouzou analizza i rapporti attuali nell’Unione Europea e la necessità di un affermazione monetaria dell’Europa, differente dell’attuale, per evitare una disgregazione del continente. J. Hogard s’interessa alla posizione dell’impresa nella guerra economica, ponendo l’accento sul rapporto tra lo stato ed il mercato. Se l’impresa necessita  dell’appoggio dello  stato – con la questione della nazionalità di un impresa – questa ha anche bisognio di una certa libertà economica per sviluppare il suo business. Ponendo un legame  tra le problematiche statali e quello delle imprese, C. Harbulot presenta un modello d’analisi detto Puissance-Marché-Territoire (Potenza-Mercato-Territorio) che incrementa il modello tradizionale d’analisi strategica, adattandolo  alla domanda del mercato ma che pone la sua attenzione anche alla volontà di sviluppare la sua posizione economica e politica, dando grande rilievo alla dimensione  geopolitica . I testi di O. Kempf e M. Anquez sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla nozione di flusso, portano la problematica della logistica al cuore dei rapporti della mondializzazione dove il potere di controllare – militarmente – i flussi si trasforma in un potere economico. Dopo queste analisi, gli altri saggi pongono la loro attenzione  sulla  cyberguerra (G. Tissier), sul ruolo delle  terre rare (E. Chanot), sulle normative giuridiche (F. de Saint-Victor) e sulla pirateria marittima (S. Le Gouriellec). Tutti questi saggi mostrano chiaramente  che le strategie dei differenti attori- stati, imprese, organizazioni civile o militari- si possono incontrare in tutti i settori economici anche se alcuni in particolare  sono certamente più esposti a instabilità (quelli della difesa,dell’ energia e delle risorse naturali). Insomma non c’è dubbio che la guerra economica sia presente in tutti i settori dei paesi sviluppati ed emergenti.

Questo simposio ha riunito professori d’università (J. Sapir, C. Schmidt), giovani ricercatori (G.-H. Bricet des Vallons, B. Tratnjek, S. Le Gouriellec, N. Mazzucchi), consulenti (M. Anquez, J. Hogard, J. Pujol, F. de Saint-Victor, C. Harbulot, G. Tissier, N. Bouzou) ed analisti militari (O. Kempf, S. Dossé, F. Chauvancy, O. Marcotte) con lo scopo di  formalizzare il pensiero strategico  francese nel campo della guerra economica. Se questa nozione resta ancora discussa oggi, è certo che i rapporti conflittuali avvenuti con la mondializzazione necessitano  di un quadro d’analisi originale più completo rispetto a quello proposto dalla scuola anglosassone delle Relazioni Internazionali. L’economia è oggi diventata non solamente un obiettivo militare, ma anche un’ arma per gli stati che cercano di implementare la loro potenza internazionale e il loro ruolo nel contesto geopolitico. Quest’analisi, considerata eretica dalla scuola economica liberale, è la sola che può spiegare chiaramente la strategia e il ruolo  della  Cina e costituisce certamente un contributo originale e profondo che avrà-ne siamo persuasi- grandi sviluppi negli anni futuri.

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