L’industria del fotovoltaico:realtà e propaganda

Uno dei luoghi comuni relativo alla tecnologia verde consiste nel presumere che le industrie produttrici-la maggior parte delle quali sono multinazionali-rappresentino il bene mentre le multinazionali petrolifere( come la Total,la ExxonMobil ) e farmaceutiche rappresenterebbero il cancro che sta gradualmente divorando la nostra civiltà . Diventa francamente superfluo sottolineare come questa descrizione sia da un lato frutto di letture esclusivamente ideologiche e dall’altro lato sia frutto di una grossolana ignoranza della realtà economica a livello globale come dei procedimenti tecnici posti in essere per la estrazione ,raffinazione del silicio -che sta alla base dei pannelli fotovoltaici -e per il trasporto del prodotto finito a livello globale .

Dal punto di vista  chimico è infatti ampiamente noto che per la costruzione dei moduli fotovoltaici ,la produzione del silicio ,e la sua trasformazione in polisilicio ,è la condizione fondamentale per l’esistenza della industria fotovoltaica.Inoltre ,Oltre il 60% del polysilicon, proviene da America e Cina e le maggiori aziende mondiali sono  multinazionali e fra queste queste  otto sono le principali :

• l’americana Hemlock Semiconduct or Corporation

• la tedesca Wacker Chemie

• la giapponese Tokuyama

• la coreana OCI Company

• la cinese GCL Company

• l’americana MEMC Electronic Materials

• la cinese LDK

• la norvegese REC

Per quanto riguarda invece la produzione di celle e moduli per il fotovoltaico le principali multinazionali sono le seguenti:

 

• la cinese Suntech

• l’americana First Solar (per i moduli a film sottile)

• la cinese Yingli Solar

• la cinese LDK Solar Co.Ltd

• la cinese Trina Solar

• la cinese Canadian Solar

• la cinese JA Solar

• la tedesca SolarWorld

• la tedesca Q-Cells

• la cinese Hanwha SolarOne

• la giapponese Sharp

• la cinese Jinko Solar

• la tedesca Conergy

• la taiwanese Motech

• la tedesca Solon

• la tedesca Aleo Solar

• la tedesca Centro Solar

Se ,a titolo di esempio, consideriamo la multinazionale americana Hemlock, che è stato fondato nel 1961 e che è sorta da una joint venture della Dow Chemical Co., Corning Inc e dalla  Shin-Etsu Chemical giapponese ,scopriremo  che il

silicio policristallino, noto più comunemente come polisilicio, si ricava fondendo la roccia di quarzo per ottenere silicio di grado metallurgico attraverso procedimenti che sono di estrema complessità . Naturalmente il silicio raffinato in questo modo non sta solo alla base dei pannelli fotovoltaici ma sta soprattutto alla base dell’industria dei semiconduttori sia in ambito civile che in ambito militare. Infatti il polisilicio è presente  in ogni computer, tablet, laptop e smartphone.

Il processo chimico per produrre polisilicio, noto come processo Siemens, avviene in enormi serbatoi cilindrici chiamati camere di deposizione di vapore ,processo chimico che necessita di enormi quantità di elettricità per far crescere i cristalli in barre a forma di U . Proprio riguardo all’uso dell’acqua, indispensabile per produrre elettricità, non dobbiamo dimenticare che la multinazionale americana è il maggiore utilizzatore di elettricità nella città dove sorge e cioè il Michigan. Difficile sostenere, alla luce di queste semplici osservazioni, in che cosa consiste esattamente la dimensione ecologica dell’industria del fotovoltaico. Inoltre ,fra i materiali chimici che questo industrie producono, vi sono il triclorosilano, che è costituito da silicio, idrogeno e cloro,il tetracloruro di silicio, che è costituito da silicio e cloro ,e l’acido cloridrico, composto da idrogeno e cloro. Tutti questi prodotti chimici naturalmente sono assolutamente “ecologici”, come  altrettanto ecologiche sono le macchine presenti all’interno di queste industrie, macchine assolutamente indispensabili  per la raffinazione  del silicio. Macchine queste che naturalmente non vengono costruite con ferro, ghisa o alluminio ma con materiali assolutamente “ecologici”. Pensiamo ad esempio alle macchine per il taglio dei lingotti dell’industria fotovoltaica.

Queste macchine ,che si occupano della  procedura di taglio, comprendono un filo sottile di metallo – e sottolineiamo metallo- molto resistente che è avvolto attorno a delle guide a formare una rete orizzontale composta da numerosi (fino a 1000) fili paralleli. Nel corso del tempo le seghe a filo per tagliare il silicio si sono fatte via via più raffinate fino a utilizzare  macchine da taglio a filo diamantato anche per aumentare la velocità nel taglio dei blocchi di silicio.

Ebbene ,ancora  una volta ci pare superfluo formulare due semplici osservazioni: da un lato industrie di questo genere hanno un consumo molto elevato di energia elettrica e dall’altro lato, trattandosi di multinazionali americane, cinesi e giapponesi la commercializzazione a livello globale di questi prodotti implica naturalmente l’uso del trasporto aereo che costituisce allo stato attuale una delle fonti di maggior inquinamento.

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