Gagliano Giuseppe Il concetto di totalitarismo Il pensiero di Simone Weil, Ernest Nolte, Luciano Pellicani e Hanna Arendt

L’intento del saggio è di analizzare la nozione di totalitarismo sulla scorta dell’interpretazione di Simone Weil, Ernst Nolte, Luciano Pellicani e Hannah Arendt mettendo in luce analogie e differenze tra i vari autori. L’autore inizia con l’esegesi di Weil, che ha studiato il totalitarismo prima che questo si manifestasse nel ‘900 in tutta la sua completezza. Prosegue con Ernst Nolte, secondo cui il totalitarismo si sarebbe sviluppato non soltanto in Germania con il nazismo ma, prima ancora, e in modo non meno feroce, in Russia col comunismo. Sulla scorta di Nolte, Pellicani crede che i due totalitarismi abbiano condotto l’Europa a “una guerra civile ideologica”. Mentre nell’esegesi di Hannah Arendt, il totalitarismo ha come presupposto la nozione di massa.
Saggio

Gagliano Giuseppe L’altro socialismo.La rivista “politics” tra anarchismo,anticapitalismo e antistalinismo

Dwight Macdonald nacque a New York nel 1906. Formatosi alla Phillips Exeter Academy e poi alla Yale University, iniziò come tirocinante presso Macy, ma si trasferì presto al Time, dove gli fu offerto un posto da Henry Luce, suo compagno a Yale. Dal 1929 fu redattore associato nell’ambizioso progetto di Luce per il magazine Fortune – un ruolo inaspettato per uno con gli interessi letterari di Macdonald. Come molti collaboratori di Fortune, durante questo periodo le sue idee politiche si radicalizzarono a causa della Grande depressione. Abbandonò questo impiego nel 1936 a seguito di una polemica editoriale, quando i responsabili della rivista pubblicarono la quarta e ultima parte di un suo articolo contro l’industria dell’acciaio Statunitense. Nel 1934 aveva sposato Nancy Gardiner Rodman (1910-1996), sorella di Selden Rodman.Macdonald lavorò al Partisan Review dal 1937 al 1943, ma finì per fondare una propria testata avversaria, Politics, in attività dal 1944 al 1949. Come editore, incoraggiò voci differenti, come Lionel Trilling, Mary McCarthy, George Orwell, Bruno Bettelheim, e C. Wright Mills. Nel frattempo, lavorò al The New Yorker come collaboratore interno e all’Esquire come critico cinematografico, diventando progressivamente abbastanza famoso da curare negli anni ’60 la rassegna cinematografica sul The Today Show.Come molti intellettuali dell’epoca, abbandonò il Trotzkismo per abbracciare il pacifismo e l’anarchismo individualista. Negli anni ’50 fu un fiero antisovietico, mantenendo rapporti con il Congress for Cultural Freedom, e negli anni ’60 fu un ancor più fiero oppositore della Guerra del Vietnam e un sostenitore del movimento degli studenti radicali. Con questa sua caratteristica imprevedibilità, combinò il nuovo radicalismo politico con un duro conservatorismo culturale, simile a quello di György Lukács. A questo proposito, si racconta che durante le proteste del 1968 alla Columbia University, Macdonald si sia lamentato della presenza di bandiere rosse, simbolo della rivoluzione, e per l’assenza di bandiere nere, che rispondessero alle sue inclinazioni anarchiche.Oltre a scrivere per il New Yorker, Macdonald fu anche autore di una trentina di saggi e recensioni pubblicati sul The New York Review of Books, a cui collaborò dal 1 febbraio 1963.