Gagliano Giuseppe Aramaco e la Cina.Scelta tattica o cambio di paradigma geopolitico?

Il previsto conferimento da parte dell’Arabia Saudita di mandati per la gestione di un’offerta pubblica iniziale (IPO) da parte della sua compagnia petrolifera nazionale Aramco costituisce uno strumento geopolitico di grande rilevanza anche in relazione ai rapporti con gli USA e con la Cina .

Infatti alla luce dei recenti sviluppi  note e accreditate istituzioni finanziarie occidentali come la Goldman Sachs potrebbero vedere il loro ruolo di leadership ridimensionato.

Infatti l’Arabia Saudita ha invitato https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-08-23/chinese-state-banks-are-said-to-compete-for-role-on-aramco-ipo

le maggiori banche statali cinesi, la Industrial & Commercial Bank of China Ltd (ICBC) e la Bank of China Ltd a prendere parte alla IPO per Aramco.

La Cina è presente nel contesto bancaria  e finanziario sia attraverso l’ICBC -che è l’unica grande banca statale cinese ad avere una presenza rilevante nel regno- sia attraverso la filiale di Bank of China di Londra che è stata co-gestore della vendita di obbligazioni da 12 miliardi di dollari di Aramco ad aprile.

Infatti ,concedere a una banca cinese un ruolo di primo piano nell’IPO ,consoliderebbe in modo significativo il ruolo geopolitico  dell’Arabia verso l’Asia poiché sottolineerebbe l’interdipendenza economica sempre maggiore dell’Arabia Saudita con l’Asia che deve bilanciare le sue relazioni di sicurezza sempre più incerte con gli Stati Uniti e l’Europa .

D’altro canto non  scordiamoci che lo scorso anno l’Arabia Saudita ha rappresentato circa il 12% delle importazioni di petrolio cinese e da allora la sua quota è quasi raddoppiata. https://www.cnbc.com/2019/08/15/saudi-arabia-dramatically-changing-its-oil-exports-to-china-and-the-us.html

Infatti la guerra commerciale USA-Cina ha spinto gli acquirenti cinesi a ridurre gli acquisti di petrolio dagli Stati Uniti e a volgere lo sguardo altrove.

All’inizio di quest’anno la Cina e l’Arabia Saudita hanno siglato accordi per un valore https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/2187374/china-and-saudi-arabia-seal-us28-billion-dealsdi 28 miliardi di dollari, incluso un accordo per costruire un complesso petrolchimico da 10 miliardi di dollari in Cina che raffinerà e trasformerà il petrolio saudita.

Tuttavia alcuni analisti sostengono che questa proposta da parte della Arabia non costituisca in realtà una svolta politica significativa ma sia piuttosto una scelta di natura tattica per portare a compimento le privatizzazioni https://www.startmag.it/energia/tutti-gli-effetti-energetici-e-geopoltiici-della-puntata-di-aramco-in-india-su-reliance/dei beni statali,scelta questa  che non modificherà il posizionamento geopolitico sulla scacchiera internazionale dell’Arabia Saudita .

Gagliano Giuseppe L’industria dei semiconduttori

Uno sguardo sugli attori privati nel contesto dei semiconduttori

L’industria dei semiconduttori è generalmente caratterizzata da ampie fluttuazioni della domanda e dell’offerta di prodotti, che dipendono fortemente dalle dinamiche conflittuali dell’economia globale.Le aziende con sede nell’Unione europea detengono la quota maggiore del mercato mondiale, che misurata sulla base dalle vendite raggiunge quasi il 50%. Dei 15 leader nel mercato dei semiconduttori, sette hanno sede negli Stati Uniti, tre in Europa, due in Corea del Sud, due in Giappone e uno a Taiwan.

Incominciamo  la nostra breve  rassegna dalle industrie europee

Uno degli attori principali nel settore dei semiconduttori è certamente la Soitec.Soitec è una società industriale internazionale di origine francese che svolge un ruolo chiave nel settore della microelettronica .Progetta e produce materiali semiconduttori innovativi: substrati su cui vengono incisi e quindi tagliati i circuiti dei componenti elettronici. Offre soluzioni senza precedenti e competitive per miniaturizzare ulteriormente i chip, aumentarne le prestazioni e ridurre il consumo di energia. Inoltre, Soitec acquista wafer di silicio da produttori di silicio che hanno già fuso, modellato e tagliato il silicio grezzo. Utilizza principalmente la tecnologia Smart Cut ™ per interporre uno strato di materiale isolante tra ogni strato di ossido di silicio e per produrre lastre di silicio su isolante (SOI). Quindi, vende queste sezioni ai produttori di circuiti integrati. Oltre alle prestazioni e ai guadagni in termini di efficienza energetica dei componenti elettronici rispetto alle tradizionali lastre di silicio solido, l’incisione su SOI consente di risparmiare sui costi grazie ad  un’architettura semplificata. SOITEC ha un livello molto basso di concorrenza e una significativa capacità di autofinanziamento per investire nella sua ricerca e sviluppo.

Inoltre l’avvento del 5G offrirà certamente una opportunità di crescita significativa.

La seconda azienda che prendiamo in considerazione è la Riber francese . Questa società è specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi epitassici molecolari e celle per l’industria dei semiconduttori. Quest’anno, il progetto che ha animato il core business dell’azienda è stato certamente l’acquisto di una macchina da 6000 MBE, cinese, che ha contribuito allo sviluppo di nuovi dispositivi optoelettronici per servire i mercati 5G cinesi e internazionali, interconnessioni e data center in fibra ottica. Questo nuovo successo commerciale in Cina dimostra che le soluzioni tecnologiche di Riber stanno rispondendo favorevolmente alle esigenze di produzione per l’implementazione e la diffusione del 5G sul mercato cinese .

La terza azienda è  la STMicroelectronics che è uno dei leader mondiali nel campo della produzione e commercializzazione di semiconduttori. STM, una società con sede in Svizzera, è franco-italiana ed è posizionata in settori in crescita come automotive, IoT e  3D. Per fornire ai propri clienti uno strumento di produzione indipendente e sicuro a costi competitivi, STM si affida a una rete di undici fabbriche “front-end” spedite in tutto il mondo per la produzione di wafer di silicio e in “back-end” per assemblaggio, collaudo e confezionamento di chip. Sul piano finanziario  uno dei suoi azionisti è il noto fondo americano BlackRock Fund Advisors che detiene l’1,19% delle azioni.

La quarta azienda che prendiamo in considerazione ,che è la seconda più grande azienda a livello globale  ,è ASML. Situata nei Paesi Bassi, questa società è stata fondata nel 1984 come joint venture tra ASM International e Philips. ASML è il leader mondiale nella produzione di macchine per l’industria dei semiconduttori con circa l’80% del mercato. L’azienda produce macchine per processori di produzione, memoria DRAM e Flash. I suoi tre principali clienti sono anche i suoi principali investitori: Samsung, Intel e TSMC, i tre leader nel mercato dei semiconduttori. Il gruppo ha una domanda molto più elevata rispetto alla propria offerta di produzione, il che offre loro un chiaro vantaggio sul mercato e la concorrenza rimane debole.

La quinta impresa che consideriamo è la Infineon Technologies è uno dei principali produttori mondiali di semiconduttori. Questo gruppo di semiconduttori tedesco, spin-off di Siemens AG, fondato nel 1999, è stato quotato in borsa all’inizio del 2000. È il leader mondiale nel mercato dei componenti per smart card. I prodotti del gruppo comprendono semiconduttori di potenza, sensori, microcontrollori, circuiti integrati digitali, a segnale misto e analogici,dispositivi a semiconduttore discreti, interruttori, circuiti integrati di interfaccia, circuiti integrati di controllo motore, transistor di potenza RF, regolatori di tensione e componenti elettronici di sicurezza.

Il fatturato per attività nel settore dei semiconduttori è il seguente:

– Gestione del consumo di energia (30,5%): semiconduttori per la gestione efficiente dell’energia utilizzata nei settori di ricarica delle batterie elettriche, aviazione, difesa, energia petrolio e gas, telecomunicazioni sottomarine, elettronica di consumo, elettrodomestici, Internet delle cose, telefonia mobile e illuminazione convenzionale;

– Controllo di potenza industriale (17,4%, n. 1 in tutto il mondo): semiconduttori e moduli di potenza utilizzati nei settori di produzione, trasmissione e consumo di energia elettrica

– Sicurezza delle smart card (8,7%): circuiti integrati per smart card (carte d’identità elettroniche, patenti di guida, tessere sanitarie, carte di pagamento, ecc.) Per l’identificazione, l’autenticazione e autenticazione, pagamento sicuro, comunicazione mobile, ecc.

Per quanto riguarda le misure strategiche, il produttore di semiconduttori ha lanciato nell’aprile 2019 un’offerta di circa 9 miliardi di euro per acquistare l’American Cypress, che dovrebbe consentirgli di salire all’ottavo posto in tutto il mondo .Questa mossa è accettata perché uno degli azionisti, “Harding Loevner LP”, è una società statunitense. Infineon realizza oltre il 25% delle sue vendite in Cina .

Se passiamo a considerare poi le aziende americane ,la società IQE è una società inglese-americana creata nel 1988 a Cardiff, che produce wafer utilizzati in dispositivi wireless, optoelettronici, elettronici e solari. È specializzato in materiali avanzati a base di arsenuro di gallio (GaAs), fosfuro di indio (InP), nitruro di gallio (GaN) e silicio. La società è il più grande produttore indipendente di epiwafer fabbricati con epitassia organometallica in fase vapore (MOCVD), epitassia da fascio molecolare (MBE) e deposizione chimica in fase vapore DCV.

La seconda azienda che prendiamo in considerazione è la Intel è una società americana fondata nel 1968. È il principale produttore mondiale di semiconduttori. Produce microprocessori, schede madri, memoria flash e processori grafici. Le vendite nette sono suddivise per famiglia di prodotti come segue:

– prodotti digitali (81,1%)

– prodotti di comunicazione (18,9%).

Il gruppo si distingue per una strategia di sviluppo e crescita basata su un processo di integrazione delle operazioni a monte e a valle. Per aumentare la sua presenza e il suo know-how, acquista aziende che producono regolarmente nuove soluzioni innovative per il successo. Diverse opportunità sembrano stimolare la crescita del gruppo: la domanda è in costante aumento dai paesi emergenti che rappresentano un mercato molto ambito e su cui Intel riesce a posizionarsi senza reali difficoltà.

Infine la Texas Instruments (TI) è una società di elettronica americana fondata nel 1941 con sede a DALLAS. È specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di semiconduttori.

 I principali attori a livello globale nella esportazione di quarzo

Kakatiya Overseas(Russia)

Situata nei Monti Urali meridionali, la società mineraria Kyshtym è l’unica azienda in Russia che produce quarzo puro per i suoi clienti nazionali e internazionali. I suoi clienti più popolari sono SUMCO (Giappone), Covalent (Giappone), Osram (Germania), Philips (Paesi Bassi) e JNC (Cina). Inoltre, la Russia esporta il suo quarzo in Cina (27%), Giappone (23%), Kazakistan (22%), Paesi Bassi (19%), Bielorussia (3,7%), Germania ( 5,4%) e altri paesi europei.

Poiché la Cina è il maggiore importatore della Russia, le relazioni commerciali tra questi due paesi sono determinate dall’obiettivo di sviluppare ulteriormente l’integrazione economica della regione eurasiatica, in un contesto di crescenti rivalità economiche e militari con gli Stati Uniti.

La Russia esporta esclusivamente verso paesi europei ed asiatici e ciò ,sotto il profilo geopolitico ,contribuisce in modo determinante a consolidare la collaborazione con la Cina nel contesto della “Belt and Road Initiative” .

The QUARTZ Corp(USA)

La speciale geologia degli Appalachi americani offre depositi di quarzo purissimi. Da lì, i prodotti realizzati nella Carolina del Nord vengono spediti in Norvegia, dove l’impianto di produzione consente loro di produrre quarzo  al 99,998%.

Gli Stati Uniti esportano principalmente in Norvegia (27%), seguiti da Corea del Sud (12%), Messico (9,5%), Germania (6,1%), Francia (8,4%), %) e il Regno Unito (4,3%) .

Mentre gli Stati Uniti sono il principale esportatore della Corea del Sud, la strategia per esportare verso la Norvegia crea una relazione intercontinentale che si oppone alla Cina, il suo principale concorrente in questo mercato.

Nordic Mining(Norvegia )

Una delle regioni più fertili in Norvegia per il quarzo è nel deposito di Nesodden. Il deposito di Nesodden si trova sulla punta sud-occidentale del paese.

La Norvegia è il maggiore importatore mondiale di quarzo, tra cui Spagna (47%), Egitto (29%), Stati Uniti (19%) e Francia (2,5%). Nel 2016 Islanda (44%), Svezia (37%), Germania (9,3%), Francia (5,6%) e Svizzera (3,1%). Le esportazioni più piccole vanno in Cina, con una percentuale inferiore allo 0,5% .

La Norvegia è quindi un attore chiave nella strategia statunitense perché consente agli Stati Uniti di limitare la proiezione di potenza economica cinese .

Kakatiya Overseas(India)

Kakatiya Overseas è un produttore e fornitore internazionale  di quarzo di alta qualità e purezza di varie qualità e dimensioni. È anche il leader indiano dell’esportazione. In India, la principale regione in cui viene estratto il quarzo si trova nella regione meridionale, dove Kakatiya Overseas ha sede.

L’India è il secondo maggiore esportatore di quarzo (9,2%) dietro la Cina (14%). L’India svolge un ruolo strategico nel commercio mondiale di quarzo poiché tutti i principali importatori si trovano in Asia, tra cui Giappone (14%), Cina (12%), Malesia (10%), Vietnam (9%), 2%), Bangladesh (4,7%) e Thailandia (2,1%) .

In particolare le esportazioni sono rivolte ai paesi del sud-est asiatico. Sebbene rappresentino solo una piccola percentuale delle esportazioni totali dell’India, non devono essere sottovalutate. Inoltre il ruolo della Cina nel commercio indiano è strategico per coinvolgere l’India nell’iniziativa cinese “Belt and Road” ed ancora una volto perché è indispensabile per contenere quello americano.

Angelo Zino, Semiconductors & Semiconductor Equipment, S&P Capital IQ, May 2016, pp. 19-24

Falan Yinug, Made in America: The Facts about Semiconductor Manufacturing, SIA, August 2015

Gagliano Giuseppe Articoli tratti dalla rivista Startmag

Gagliano Giuseppe Articoli tratti da Starmag

Link :https://www.startmag.it/author/giuseppe_gagliano/

Fiorina CapozziGoverni, spread e crescita? Così la guerra economica ha spostato l’interesse degli Stati sul controllo delle informazioni”

Guerra economica e interesse nazionale

Nel suo libro sullo stato dell’arte della “Guerra economica, cognitiva, dell’informazione” (edizioni goWare), Giuseppe Gagliano, presidente del Centro Studi Strategici Carlo de Cristoforis, analizza attraverso una serie di saggi il ruolo dell’intelligence economica e dell’informazione come strumento strategico non solo per le aziende ma anche per lo Stato

E se la manipolazione delle informazioni fosse diventato nuovo terreno di scontro fra nazioni? Se la narrazione dei fatti fosse pilotata ad arte per far vacillare governi, far muovere lo spread e tenere sotto scacco uno Stato o incidere in maniera sostanziale sul sistema delle imprese condizionando crescita e occupazione? Sono i dubbi su cui tenta di far luce Giuseppe Gagliano nel suo recente libro sullo stato dell’arte della “Guerra economica, cognitiva, dell’informazione”, edizioni goWare.

Qualche esempio? Le multinazionali che sono “molto più nazionali di quello che sembrerebbe a prima vista”, sostiene il libro. Oppure i think tank, ritenuti strumenti strategici in uno scenario in cui la guerra dell’informazione “è diventata un fattore decisivo” con l’avvento di Internet. O ancora le Ong come Greenpeace che, lungi dall’essere solo una struttura che si muove per scopi umanitari, è descritta a tutti gli effetti come un’impresa. “Se da un lato questa (Greenpeace, ndr) si autorappresenta nel mondo come una bandiera in difesa delle categorie deboli, dell’ambiente e del mondo animale, in realtà Greenpeace opera con successo proprio perché è diventata un’enorme multinazionale, con un reddito annuo di 345 milioni”, si legge nel libro dove si passano in rassegna episodi di conflitto d’interessi della Ong.

Esempi concreti, insomma, che servono a portare progressivamente all’attenzione del lettore l’importanza dell’intelligence economica e dell’informazione, il cui ruolo è già chiaro da tempo ai massimi livelli istituzionali dello Stato. “Dal punto di vista politico Francesco Cossiga già nel 1989 aveva chiaramente compreso il ruolo della competizione economica e di come questa avrebbe in parte sostituito quella militare determinando necessariamente modifiche rilevanti nella organizzazione dei servizi di sicurezza”, si legge nell’introduzione di Gagliano. Oggi, “l’intelligence economica è uno strumento della guerra economica in atto nello scenario multipolare”, si legge nel testo. Il motivo? L’intelligence economica è “il fiore all’occhiello delle politiche della guerra economica ed è su questo terreno che si rende maggiormente necessaria la collaborazione fra Stato e imprese – si legge nel libro -. E’ un elemento chiave per le aziende e gli Stati giacché i mercati finanziari rappresentano il cervello di tutto il sistema economico: se falliscono non solo i profitti del settore saranno inferiori, ma le prestazioni economiche dell’intero sistema economico di un Paese potrebbero essere gravemente compromesse”. Un pensiero assai lontano da quello di chi ritiene invece che lo Stato non possa intervenire in vicende di aziende private le cui sorti vengono decise esclusivamente dal mercato.

Senza contare che viviamo in un mondo in cui la tecnologia fa evolvere velocemente lo scenario complessivo. “La società dell’informazione ha cambiato il quadro operativo della guerra economica. Il potenziale offensivo dell’aggressore viene di certo ampliato dalle tecnologie dell’informazione – sostiene il testo -. Il soft power statunitense agisce chiaramente in questo modo, nascondendo un’arma strategica dietro Ong e strumenti di influenza politica nati per convincere la popolazione mondiale che esiste un attore malevolo, ed evitare che questa venga attratta da qualsiasi altra sfera di influenza. In questo modo la dipendenza degli alleati statunitensi nei confronti di Washington è sempre più consolidata – specialmente quella dei paesi in via di sviluppo che hanno bisogno degli aiuti americani per sopravvivere”. Meno per il Vecchio Continente che da tempo ha iniziato ad affilare le armi per competere. Soprattutto in Francia dove l’École de guerre économique di Parigi ha mosso i primi passi nel 1997 grazie al contributo sostanziale di “Christian Harbulot, primo vero stratega della guerra economica”, si legge nel libro.

Impossibile chiaramente scrivere il finale della guerra dell’intelligence economica in un mondo che, dopo la caduta del Muro di Berlino, ha riscoperto più di due superpotenze in lotta per la supremazia globale. Di certo il libro curato da Gagliano registra l’esigenza di utilizzare l’intelligence economico-finanziaria “come strumento difensivo e assieme offensivo volto a consolidare – o a conseguire – la sovranità economica senza la quale la libertà è solo un’illusione”.

I falsi miti del liberalismo nella riflessione di Alain De Benoist

Contrariamente a quanto sostenuto a livello teorico dai classici del liberalismo questo è stato incapace di garantire una pace ma al contrario il liberalismo ha trasformato la guerra in un evento costante. Infatti le democrazie liberali non sono certamente dei regimi politici più pacifici rispetto ad altri poiché  l’esperienza storica dimostra, sottolinea lo studioso francese, che esse hanno preso parte ad altrettante guerre quanto gli altri regimi. Il richiamo ai diritti umani e ,in generale all’umanità ,costituisce infatti  uno strumento particolarmente adatto all’espansione imperialista sia militare che economica. Infatti l’ideologia dei diritti dell’uomo può determinare le peggiori delle intolleranze. Non senza ironia  l’intellettuale francese sottolinea come combattere il nome dell’umanità conduca spesso a collocare ogni oppositore al di fuori dell’umanità.

Veniamo adesso al concetto di libertà teorizzato e promosso  dal liberalismo: questo concetto si riduce a nient’altro che a uno squallido potere d’acquisto all’interno della società liberale dove tutto viene mercificata a cominciare proprio dalla libertà. Non è un caso che all’interno delle democrazie liberali, in cui domina il libero mercato e quindi il primato del denaro, la corruzione sia un fenomeno del tutto ordinario. Infatti nelle democrazie liberali senza  mezzi finanziari adeguati nessun candidato ha la possibilità di essere eletto. Il denaro infatti diventa necessario per accedere al potere, sottolinea l’intellettuale francese ,e in subordine il potere diventa utile per ottenere ancora più denaro.

Contrariamente alle attese dei massimi teorici del liberalismo, il liberalismo non rappresenta un’alternativa al totalitarismo comunista e nazista  ma è semmai un’espressione assai più sofisticata, sottile e certamente vincente di totalitarismo. Nella riflessione del politologo francese infatti, totalitario  è quel sistema che è in grado di addestrare e condizionare l’individuo così bene che questo non ho più desiderio di rivendicare la libertà. In fondo  per l’intellettuale francese la principale differenza tra l’America e i sistemi totalitari tradizionali  consiste nel fatto che nei sistemi totalitari gli strumenti della dittatura erano visibili mentre invece in quelle della democrazia liberale sono subdoli. Un’altra differenza che individua l’autore tra il totalitarismo liberale e quello comunista in particolare consiste nel fatto che il secondo non ha alcun scrupolo davanti all’utilizzo di mezzi cruenti  e spietati mentre il totalitarismo liberale si serve delle leggi del mercato e della logica consumistica per conseguire obiettivi molto simili.Insomma il totalitarismo comunista ha dominato ed eliminato i corpi mentre quello liberale procede al condizionamento delle anime e delle culture. Ma accanto alle differenze esiste un elemento che lega strettamente il sistemi totalitari tradizionali e il sistema totalitario liberale: per usare le parole di Heidegger  Russia e America  presentano entrambe, da un punto di vista metafisico, la stessa cosa.La medesima desolante frenesia della tecnica e della  organizzazione senza radici dell’uomo massificato. Per usare le parole di Junger anche quando le ideologie sono distinte rispetto all’economia si ottengono risultati molto simili poiché la tecnica in entrambi i sistemi acquista un carattere cosmico-planetario. Tuttavia ,da un punto di vista strettamente storico, per l’intellettuale francese, è certamente l’americanismo a rappresentare la maggiore disgrazia per l’umanità poiché l’America rappresenta il culmine, l’apice dello sradicamento dei popoli, rappresenta l’apice della mondializzazione. Infatti l’America non è il paese di alcun popolo ma è un semplice agglomerato di uomini e di donne venuti da tutti i paesi e che fin dall’inizio hanno solo avuto in comune una volontà di rottura con l’Europa. Infatti l’America è per vocazione cosmopolita cioè è la  negazione, sottolinea l’intellettuale francese, di ogni specificità. Infatti il mondialismo americano è omologante ed è caratterizzato da una visione mercantilistica e brutalmente materialistica. Uno dunque dei compiti più importanti della nuova destra dovrà essere quello di mobilitarsi contro il simbolo stesso dell’America globalista e mondialista e cioè Wall Street. Una destra che pretenda di allearsi con gli Stati Uniti non fa altro che lavorare per l’affermarsi del mondialismo e del liberalismo. Il nostro nemico, sottolinea l’intellettuale francese, non è più il comunismo ma è il liberalismo borghese e cioè l’Occidente Atlantico-americano. L’unica alternativa, concretamente indicata dall’intellettuale francese, è quella di un’Europa in grado di essere alternativa sia gli Stati Uniti che all’Unione  Sovietica secondo una concezione politico imperiale -federale, cioè secondo una concezione di matrice ghibellina

Alain de Benoist , Oltre  l’Occidente. Europa-terzo mondo: la nuova alleanza, la Roccia  di Erec, Firenze 1986

Alain de Benoist ,Le idee a posto, Akropolis, La Spezia-Napoli 1983

La critica al mondialismo nella rivista francese Combat negli anni trenta

Da un punto di vista strettamente storico la genesi della nuova destra e delle sue impietose critiche alla tradizione liberale, alla democrazia e al capitalismo, affondano le proprie radici non solo nella rivoluzione conservatrice tedesca degli anni trenta ma anche in  quella  francese dello stesso periodo ed,in particolare ,nella rivista  Combat.

La rivista francese Combat , fondata nel 1936  da Jean de Fabrègues e Thierry Mauknier ,costituisce uno dei migliori esempi di critica impietosa alla democrazia, al liberalismo e al marxismo nel contesto della destra radicale europea.

In primo luogo accanto rifiuto della democrazia, sia sul piano ideologico sia sul piano politico, gli autori rivolgono una critica  radicare al cosiddetto macchinismo, cioè a quella forma di deriva dalla civiltà industriale che ha trasformato l’uomo in uno schiavo dei rapporti fra il lavoro e il capitale: macchinismo che blocca lo sviluppo armonioso dell’individuo e l’espansione della sua forza. Inoltre il macchinismo industriale annulla l’identità e l’originalità dell’individuo portando ad una vera e propria  disumanizzazione dello stesso. Proprio per questa ragione la liberazione dalla barbarie della civiltà pre industriale ha condotto l’umanità ad una nuova e più temibile forma di barbarie e cioè quella industriale. Tuttavia l’industrializzazione ha determinato una serie di implicazioni particolarmente nefaste tra le quali la scuola unica,la  predilezione per l’insegnamento tecnico e soprattutto ha determinato l’importanza sempre crescente del plutocrate e dell’ingegnere.

Ebbene, proprio nella società americana ,si trova il miglior esempio di disumanizzazione moderna poiché in essa l’uomo viene asservito all’economia e ha il dovere di consumare e produrre. Questa nuova forma di totalitarismo -che altro non è che una forma di collettivismo -è equipollente a quello comunista. L’assimilazione tra il comunismo alla democrazia capitalistica non deve sorprendere poiché per gli autori di questa rivista la democrazia non è altro che una forma di cesarismo collettivista  mentre il socialismo è una forma di capitalismo collettivo. In entrambi i casi, sia sotto Ford  sia sotto Stalin, ci troviamo di fronte a una società produttiva e razionalizzata in cui domina la volgarità della materia.

Sotto il profilo strettamente valoriale le due società sono egualmente dominate dal ritmo incessante della macchina nei cui confronti  è necessario combattere senza tregua soprattutto perché una delle conseguenze del materialismo moderno è l’individualismo borghese. Tre sono le alternative che gli autori della rivista indicarono e giudicarono perseguibili: il fascismo italiano e il nazismo tedesco-che gli autori ideologicamente accomunano alla   definizione di neo nazionalismo – e infine il sindacalismo che dovrebbe rappresentare lo sforzo comune di tutti quei lavoratori che potranno ritrovare il loro ruolo  sociale nella comunità nonostante la società liberale. Infatti ,sia il fascismo sia il nazismo ,sono state le uniche ideologia in grado di contrapporsi in modo adeguato all’economia capitalistica e al marxismo e sono in grado di compiere tutto ciò poiché entrambe sono accomunate dalla volontà di combattere il materialismo. Il fascismo e il nazismo potranno  edificare una società nuova e un nuovo nuovo mondo dando  spazio alle forze spontanee della vita, della salute e del sangue. Quanto al liberalismo, ben lungi dal rappresentare una forza ideologica marginale, è al contrario proprio quella  ideologia che più di ogni altra ha cercato  di disgregare le antiche comunità nazionali relegando lo Stato ad un ruolo marginale fino a sottometterlo  alla sua logica. In altri termini, la società capitalistica è la prima società della storia che ha portato al potere gli interessi dell’economia.

Note sul razzismo morfologico e sulla critica alla globalizzazione di Franco Freda

Gran parte delle riflessioni della  estrema destra contemporanea – come di numerosi programmi politici -possono essere lette anche come  una rielaborazione delle riflessioni che ,tra il 1970 e il 1990 ,formulò Franco Freda  sia nella sua produzione saggistica ( L’albero e le radici-I lupi azzurri. Documenti del fronte nazionale editi entrambi dalla casa editrice Ar di Padova fondata dallo stesso Freda )sia nel programma del Fronte Nazionale fondato a Milano il 21 dicembre del 1990.

Incominciamo la nostra breve rassegna dal cosiddetto razzismo morfologico.

Secondo l’autore la razza, soprattutto oggi, svolge la funzione di estremo baluardo di resistenza contro l’aggressione non solo dell’individualismo e del razionalismo ma soprattutto del cosmopolitismo cioè di tutte quelle forze che tendono a creare una società omogenea ed indifferenziata. Se da un lato l’Europa occidentale sta ormai conoscendo un arresto della propria crescita demografica  ,al contrario quei paesi che si affacciano sulla riva meridionale del Mediterraneo produrranno vere e proprie turbe di immigrati destinate a invadere le nostre terre. Per ostacolare una tale invasione l’autore ,fra l’altro,proponeva :la chiusura effettiva delle frontiere, l’espulsione immediata degli stranieri extra europei clandestini, la cancellazione progressiva sino all’abrogazione totale della legge Martelli, il rimpatrio di tutti gli stranieri extra europei immigrati, la revoca della cittadinanza italiana a tutti gli extra europei immigrati che l’abbiano tenuta a partire dal 1970 eccetera. Una tale politica doveva anche essere attuata nei confronti degli zingari che vivono con i proventi di attività criminali e nei confronti dei nomadi Rom  e Sinti che provengono dai paesi balcanici.

Ebbene, per l’autore, non vi è alcun dubbio che l’immigrazione extra europea sia favorita dal mondialismo finanziario il quale vuole distruggere le identità dei popoli e soprattutto quella degli Stati nazionali con lo scopo di far diventare il mondo un unico mercato planetario pervaso da un sola ossessione e cioè  quella del profitto e popolato da una sola squallida figura e cioè quella dal consumatore globale. Se questo progetto si realizzasse inevitabilmente porterebbe al meticciato etnico e culturale che finirebbe per costituire l’alvo biologico e ideologico di quella uniformità del mondo e della vita alla quale aspira il mondialismo. D’altra parte il progetto mondialista parte da una concezione assai precisa della modernità: il mondialismo infatti vuole una unificazione del mondo priva di contenuto che si deve realizzare attraverso l’economia globalizzata  che si potrà realizzare solo con il dominio delle merci e del denaro. Il denaro,sottolinea l’autore,  è  diventato una  vera e propria divinità.Al contrario il nostro obiettivo,in quanto militanti del Fronte Nazionale , dovrà invece essere quello di sostenere la tutela  dell’idea di Stato sul piano storico difendendone la dignità essenziale sia nel campo dell’economia che della finanza. Ma infatti dobbiamo dimenticare che il sistema finanziario che tiene in mano e domina il pianeta ha anche origine  dalla commistione  inaccettabile  del privato con il pubblico. Per contrastare questa realtà lo Stato deve ritornare ad essere l’unico creatore della moneta legale poiché soltanto uno Stato sovrano potrà garantire la migliore ripartizione delle risorse e potrà anche contrastare l’oligarchia mondialista. Proprio per questo il nostro paese deve non solo respingere il trattato di Maastricht ma deve raggiungere l’autosufficienza nel settore energetico e in quello agroalimentare abbandonando l’FMI  e riottenendo le riserve auree italiane depositate a Fort Knox. Inoltre sarà necessario ridimensionare profondamente le prerogative  della Banca d’Italia restituendole a quelle dello Stato. Dal punto di vista storico, sottolinea l’autore, il trattato di Maastricht conclude una fase iniziata con  quel processo di disintegrazione degli Stati nazionali europei che fu attentamente pianificato dalle banche centrali e cioè da quella tedesca, inglese, francese e naturalmente dalla Federal Reserve. I beneficiari di questo trattato saranno,prevedeva Freda, i grandi monopoli internazionali, gli speculatori internazionali attivi nei mercati borsistici, valutari delle materie prime,saranno le imprese di import -export e gli intellettuali mondialisti.

Ebbene il paese capostipite di questa mondializzazione sono certamente gli Stati Uniti che mirano anche all’occupazione militare (oltre che al dominio economico)allo scopo di assicurare il compimento dei disegni geopolitici del sionismo che determina le principali scelte della politica estera americana . Infatti ,l’impiego ostinato dell’aggressione militare ,non fa altro che dimostrare la loro volontà ossessiva di rimuovere qualsiasi ostacolo lungo il cammino dello sfruttamento economico mondiale. Proprio a ciò è servita la guerra del Golfo Persico e proprio per questa ragione solo un’alleanza tra il nazionalismo europeo e quello arabo potrà essere in grado di contrastare il mondialismo americano.

In conclusione non possiamo non osservante la profonda affinità ideologica tra queste riflessioni e quelle di larga parte delle formazioni sovraniste europee attuali.

 

L’industria del fotovoltaico:realtà e propaganda

Uno dei luoghi comuni relativo alla tecnologia verde consiste nel presumere che le industrie produttrici-la maggior parte delle quali sono multinazionali-rappresentino il bene mentre le multinazionali petrolifere( come la Total,la ExxonMobil ) e farmaceutiche rappresenterebbero il cancro che sta gradualmente divorando la nostra civiltà . Diventa francamente superfluo sottolineare come questa descrizione sia da un lato frutto di letture esclusivamente ideologiche e dall’altro lato sia frutto di una grossolana ignoranza della realtà economica a livello globale come dei procedimenti tecnici posti in essere per la estrazione ,raffinazione del silicio -che sta alla base dei pannelli fotovoltaici -e per il trasporto del prodotto finito a livello globale .

Dal punto di vista  chimico è infatti ampiamente noto che per la costruzione dei moduli fotovoltaici ,la produzione del silicio ,e la sua trasformazione in polisilicio ,è la condizione fondamentale per l’esistenza della industria fotovoltaica.Inoltre ,Oltre il 60% del polysilicon, proviene da America e Cina e le maggiori aziende mondiali sono  multinazionali e fra queste queste  otto sono le principali :

• l’americana Hemlock Semiconduct or Corporation

• la tedesca Wacker Chemie

• la giapponese Tokuyama

• la coreana OCI Company

• la cinese GCL Company

• l’americana MEMC Electronic Materials

• la cinese LDK

• la norvegese REC

Per quanto riguarda invece la produzione di celle e moduli per il fotovoltaico le principali multinazionali sono le seguenti:

 

• la cinese Suntech

• l’americana First Solar (per i moduli a film sottile)

• la cinese Yingli Solar

• la cinese LDK Solar Co.Ltd

• la cinese Trina Solar

• la cinese Canadian Solar

• la cinese JA Solar

• la tedesca SolarWorld

• la tedesca Q-Cells

• la cinese Hanwha SolarOne

• la giapponese Sharp

• la cinese Jinko Solar

• la tedesca Conergy

• la taiwanese Motech

• la tedesca Solon

• la tedesca Aleo Solar

• la tedesca Centro Solar

Se ,a titolo di esempio, consideriamo la multinazionale americana Hemlock, che è stato fondato nel 1961 e che è sorta da una joint venture della Dow Chemical Co., Corning Inc e dalla  Shin-Etsu Chemical giapponese ,scopriremo  che il

silicio policristallino, noto più comunemente come polisilicio, si ricava fondendo la roccia di quarzo per ottenere silicio di grado metallurgico attraverso procedimenti che sono di estrema complessità . Naturalmente il silicio raffinato in questo modo non sta solo alla base dei pannelli fotovoltaici ma sta soprattutto alla base dell’industria dei semiconduttori sia in ambito civile che in ambito militare. Infatti il polisilicio è presente  in ogni computer, tablet, laptop e smartphone.

Il processo chimico per produrre polisilicio, noto come processo Siemens, avviene in enormi serbatoi cilindrici chiamati camere di deposizione di vapore ,processo chimico che necessita di enormi quantità di elettricità per far crescere i cristalli in barre a forma di U . Proprio riguardo all’uso dell’acqua, indispensabile per produrre elettricità, non dobbiamo dimenticare che la multinazionale americana è il maggiore utilizzatore di elettricità nella città dove sorge e cioè il Michigan. Difficile sostenere, alla luce di queste semplici osservazioni, in che cosa consiste esattamente la dimensione ecologica dell’industria del fotovoltaico. Inoltre ,fra i materiali chimici che questo industrie producono, vi sono il triclorosilano, che è costituito da silicio, idrogeno e cloro,il tetracloruro di silicio, che è costituito da silicio e cloro ,e l’acido cloridrico, composto da idrogeno e cloro. Tutti questi prodotti chimici naturalmente sono assolutamente “ecologici”, come  altrettanto ecologiche sono le macchine presenti all’interno di queste industrie, macchine assolutamente indispensabili  per la raffinazione  del silicio. Macchine queste che naturalmente non vengono costruite con ferro, ghisa o alluminio ma con materiali assolutamente “ecologici”. Pensiamo ad esempio alle macchine per il taglio dei lingotti dell’industria fotovoltaica.

Queste macchine ,che si occupano della  procedura di taglio, comprendono un filo sottile di metallo – e sottolineiamo metallo- molto resistente che è avvolto attorno a delle guide a formare una rete orizzontale composta da numerosi (fino a 1000) fili paralleli. Nel corso del tempo le seghe a filo per tagliare il silicio si sono fatte via via più raffinate fino a utilizzare  macchine da taglio a filo diamantato anche per aumentare la velocità nel taglio dei blocchi di silicio.

Ebbene ,ancora  una volta ci pare superfluo formulare due semplici osservazioni: da un lato industrie di questo genere hanno un consumo molto elevato di energia elettrica e dall’altro lato, trattandosi di multinazionali americane, cinesi e giapponesi la commercializzazione a livello globale di questi prodotti implica naturalmente l’uso del trasporto aereo che costituisce allo stato attuale una delle fonti di maggior inquinamento.

Mirko Mussetti Némein, o l’arte della guerra economica,Cestudec,2019

Ho il piace di pubblicare il saggio di Mirko Mussetti-analista di Limese,di Geopolitica.info e dell’Iai -sulla guerra economica.Questo saggio è stato finanziato dal Cestudec.

Némein è il termine con cui gli antichi Greci esprimevano l’azione del “distribuire, rendere il dovuto” e trae origine dalla radice indouropea nem- (dividere). Non solo da tale parola proviene il nome della mitologica dispensatrice di giustizia, Nemesi, sempre armata di tagliente spada, ma essa stessa costituisce il significante originario del nómos (spirito della legge) tanto caro a Carl Schmitt. Ovvero della ripartizione della terra e dello spazio, che inaugura la storia e l’ordinamento di ogni insediamento umano, designando la prima misurazione o, meglio ancora, “numerazione” (nem-). Quando il divisivo e fondante nómos si affianca al comunitario concetto di ôikos (casa, abitazione, ambiente), nasce la sociale oikonomía (economia), che codifica e disciplina la principale attività degli uomini: quella di condividere (o contendersi) le limitate risorse possedute (o accessibili).La gloria eterna di Roma nasce da un solco scavato con l’aratro – il primo limes geopolitico – e dall’uccisione per mezzo di una celere lama di colui che osò attraversarlo. La leggenda dei nipoti di Numitore – i gemelli Romolo e Remo – raffigura ottimamente il nómos schmittiano e il risvolto più tragico e, ahimè, frequente della oikonomía: la guerra economica che cagiona lo scontro militare. L’arcaico némein incide sulla vita degli uomini e delle nazioni ora come allora. L’armonia con la quale gli scambi e le appropriazioni avvengono all’interno di una stessa comunità, o tra popolazioni aliene, è soggetta sia all’abbondanza delle risorse bramate sia al rapporto di forza che intercorre fra i soggetti pretendenti. Al diminuire della prima corrisponde un’accresciuta concorrenza; al divaricarsi del secondo collima un aumento dei rischi di prevaricazione.La lotta è insita in ogni dimensione dell’interazione umana; anche nell’economia. La guerra è un elemento ineliminabile, che ha accompagnato e accompagnerà sempre la storia dell’uomo, ma può variare nelle forme e nell’intensità. La guerra economica è un’arte complessa, generalmente esercitata in tempi di pace. Gli stati cercano di padroneggiarla al fine di proteggere al meglio le ricchezze possedute o finanche di accaparrarsene di nuove. Non avendone però mai abbastanza: ogni successo è di per sé una tagliente nemesi, che separa il presente dal futuro e condanna gli attori economici d’ogni livello alla costante perpetuazione del gioco nell’ôikos globale. E ripetendo in larga misura gli errori del passato.Operando necessarie semplificazioni, questo breve saggio cerca di delineare una ripartizione degli spazi concettuali della geoeconomia e prova a definire i modelli più comuni dell’intramontabile arte della guerra economica. Némein.

Gagliano Giusepe

Gagliano Giuseppe Articoli sulla politica estera

Raccolta di articoli tratti da Primato Nazionale,dal blog di Aldo Giannuli e dal blog dello Iassp di Milano

Link: https://www.ilprimatonazionale.it/?s=Gagliano

Link: http://www.aldogiannuli.it/author/giuseppe-gagliano/

Link: http://www.iassp.org/2019/01/22/semiconduttori-tra-saccheggio-tecnologico-e-furto-della-proprieta-intellettuale/