Micheli Mattia Gioele Chessplayer: chi vince la guerra in Ucraina?

Il Generale Mini e la Guerra in Ucraina

Secondo il generale cinese Qiao Liang il sistema finanziario occidentale basato sul dollaro costituisce una grande mistificazione ed è un arricchimento indebito da parte degli Stati Uniti alle spese del resto del mondo.Gli americani secondo l’analista cinese, sarebbero più interessati a distruggere l’Europa dell’euro che non la Cina.Secondo la sua opinione, dalla guerra Nato alla Jugoslavia all’indomani della nascita della moneta unica europea e fino all’odierno confronto tra Mosca e l’Ucraina, Washington sta portando avanti contemporaneamente da un lato l’obiettivo di circondare la Russia e dall’altro quello di danneggiare l’ Unione Europea con l’aiuto degli stessi europei. Secondo il Generale Mini -“Ucraina.La guerra e la storia, Paperfirst , 2022“-i contrasti con l’Europa sono iniziati durante la guerra fredda quando il blocco della Nato trasformò la possibile minaccia sovietica di ritorsione nucleare sugli Stati Uniti nella certezza di una guerra sia nucleare che convenzionale in Europa.Dopo la caduta dell’URSS i contrasti sono certamente aumentati e la Nato ha finito per svolgere un doppio compito e cioè quello di espandersi a oriente e quello di impedire all’Europa di acquisire una capacità di difesa autonoma.Da questo momento fino all’istituzione dell’euro gli Stati Uniti hanno impedito ogni autonomia europea e l’eventualità che l’euro possa sostituire il dollaro non solo è plausibile ma è fortemente contrastata proprio per questo dagli Stati uniti. Con l’attuale conflitto gli Stati Uniti-secondo Mini-hanno sfruttato l’occasione per costringere l’Europa a tagliare i rapporti politici ed economici sia con la Russo che con la Cina; ma tutto ciò sta di fatto inducendo la Russia ad unirsi sempre di più alla Cina come dimostra l’ intensificazione della cooperazione russo -cinese che sta progressivamente consentendo il processo di distacco dal dollaro.Proprio per questo non deve sorprendere l’importanza che ha l’unione economica euroasiatica e il ruolo che la Cina e la Russia hanno al suo interno.Infatti questo unione sta attuando accordi di libero scambio con altre nazioni euroasiatica e si sta progressivamente integrando nella nuova via della seta cinese.Inoltre sia la nuova via della seta sia l’unione economica euroasiatica possono stringere un’alleanza sempre più stretta con la organizzazione della cooperazione di Shanghai e cioè l’Asean. Cosa potrebbe fare a questo punto l’Unione Europea secondo il generale Mini? Se non fosse per la debolezza politica interna, se riuscisse a liberarsi dalla sudditanza nei confronti degli Stati Uniti e soprattutto assumesse la responsabilità della propria sicurezza, l’Unione Europea potrebbe diventare una sorta di potenza equilibratrice non solo per l’Occidente ma soprattutto per la Russia e la Cina. In questo modo l’euro potrebbe essere la moneta internazionale che potrebbe rappresentare un’economia reale solida.Ma come sottolinea con grande amarezza Mini si sono troppi se che pesano come macigni.

Passiamo adesso a ruolo della propaganda in guerra.S econdo il generale la propaganda Ucraina sta riuscendo a penetrare il nostro sistema di pensiero ed è già riuscito a farlo a livello di struttura politica oltre che nei conglomerati mediatici internazionali.Questa propaganda si costruisce sulla dimensione dicotomica buono-cattivo, sfruttando l’emotività a danno della razionalità, cioè tecniche standard del marketing. Secondo il generale la public opinion sta dando giudizi a partire da una propaganda unilaterale che proviene dalla parte Ucraina che oltre tutto viene amplificata a livello globale.Sarebbe invece necessario-da un punto di vista critico-valutare la narrativa dell’avversario.Ma a impedire tutto ciò è la decisione del del consiglio europeo che ha approvato il regolamento della Unione Europea denominato 2022 / 350 .Secondo il generale questa normativa è un vero e proprio atto di censura a livello globale frutto anche delle pressioni americane e della Gran Bretagna.Questa propaganda sta determinando una vera e propria russofobia voluta e pianificata che porta ad un vero e proprio odio irrazionale contro la Russia. Lo dimostra il fatto-sottolinea il generale-che si sono stati otto anni di silenzio su quanto stava accadendo nel Donbass .A cosa stiamo alludendo? Naturalmente alle misure punitive adottate dal governo ucraino contro la minoranza Ucraina di lingua russa e sui numerosi eccidi ai suoi danni.In questi otto anni non è stato fatto nulla per allontanare questa prospettiva.Non solo: ma l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno armato e finanziato l’Ucraina proprio per condurre l’attuale guerra contro la Russia. Secondo il generale l’informazione del nostro paese è ormai completamente schierata da una parte e quindi non esiste più alcuna equidistanza.

Per quanto riguarda il possibile epilogo di una guerra nucleare il generale è molto chiaro: la Russia infatti non ha fatto mistero di aver già pianificato e allertato gli interventi delle forze che non ha ancora impiegato e cioè quelle tattiche tenute in riserva e quella è strategica sia quelle nucleari (tattiche strategiche).Nonostante l’esclusione a priori dell’escalation nucleare-più scaramantica che reale-il segnale della sua crescente probabilità sono riscontrabili-sottolinea Mini-nelle mani messe avanti da tutti e cioè dalla Russia che ha già allertati i bombardieri strategici, dalla Gran Bretagna che ha già assicurato la copertura alle repubbliche baltiche e alla Polonia e alla Cina che si sta preparando ad uno sconto nucleare. Inoltre non è un caso che la Finlandia e la Svezia abbiano chiesto la copertura nucleare occidentale.Ma le affermazioni del generale sono suffragate dal comandante supremo della Nato che sul Washington Post ad affermato che un missile russo che distrugga un posto di comando americano al confine tra Ucraina e Polonia potrebbe condurre ad una rapida e irreversibile escalation che include anche il potenziale uso di armi nucleari.Non dimentichiamoci infatti che la strategia nucleare dipende anche da ciò che può decidere un comandante locale .Proprio per questo l’apocalisse dell’orologio nucleare è a meno di 100 secondi.Proprio per questo bisogna fermare la guerra .

Gino Strada e la condanna della guerra

Sia nel capitolo XVI che nel nel XVII Gino Strada nel suo saggio: “Una persona alla volta“ (Feltrinelli, 2022) sottolinea l’inaccettabilità della guerra sia come modo di pensare che come strumento per risolvere le problematiche internazionali . In che cosa consiste quella mentalità vetusta, criminale che per l’autore ha caratterizzato la storia fino a questo momento? Per rispondere a questa drammatica domanda l’autore fa alcuni illuminanti esempi: “in un paese, l’Afghanistan si nasconde un terrorista di nome Osama Bin Laden: si bombarda il paese, si radono al suolo i villaggi, lo si occupa militarmente per vent’anni, spendendo miliardi di euro per fare la guerra al terrorismo; Saddam Hussein non è più un alleato affidabile? Si inventano le prove che lo identificano come un pericolo, il segretario americano agita provette per gli esami delle urine al palazzo dell’ONU spacciandole per prove . Infine si bombarda l’Iraq e lo si occupa militarmente. Gheddafi in Libia non è più l’amico che fornisce petrolio a mezza Europa? Nessun problema.Si bombarda.Ogni volta la stessa risposta, la stessa scelta.“. A coloro che prendono decisioni cosa interessa come vivono le persone in Afghanistan e in Iraq, in Libia o in Siria? Cosa interessa la loro vita,la loro dignità , la loro sofferenza e la morte che hanno dovuto patire? Quando si associa il termine guerra al termine diritto ,sottolinea Strada ,si commette un errore macroscopico poiché i due termini sono assolutamente incompatibili: la guerra infatti è la negazione di ogni diritto.Per evitare la guerra bisogna imparare a pensare in modo diverso e finché resterà un’opzione disponibile la guerra continuerà essere di fatto la prima opzione. In qualità di medico Strada paragona la guerra al cancro. Sostenere insomma che la guerra sia ancora oggi uno degli strumenti che reggono la convivenza umana è inconcepibile: al contrario eliminare la guerra è la scelta più razionale e realistica. Ognuno di noi si deve impegnare a buttare fuori la guerra dalla storia.Utopia? Strada risponde ricordando che anche la schiavitù e la segregazione razziale erano considerate utopiche. Noi dobbiamo immaginare un mondo senza guerre, noi dobbiamo pensare e attuare le condizioni affinché prima diminuiscono e poi scompaiono le guerre.Abolire la guerra è indispensabile affinché l’avventura umana possa continuare sottolinea l’autore. A tale proposito l’autore facendo riferimento alla riflessione di Einstein sottolinea come la guerra sia talmente disumana che pensare di umanizzarla è un’assurdità logica.Come si può infatti immaginare di umanizzare una cosa che per definizione uccide esseri umani.Per Strada bisogna fare un salto di qualità della coscienza collettiva. L’unico volto possibile che la guerra possa avere è quello fatto da Picasso nel ritratto di Guernica e cioè un ritratto di volti sfigurati dalla disperazione , dalla paura, da corpi straziati in cui si vede la madre che tiene il figlio senza vita tra le braccia che maledice il mondo.

Passiamo adesso alla reazione che l’autore ebbe di fronte alla ennesima guerra scoppiata questa volta in Afghanistan per eliminare i terroristi. Dopo aver visto per anni atrocità l’autore non può accettare di trovarsi di fronte a un’altra ondata di sofferenza e di morte e quindi, insieme alla sua organizzazione Emergency , lancia un chiaro no alla guerra esprimendo il proprio totale dissenso di fronte alla partecipazione italiana alla missione militare in Afghanistan che rappresenta uno schiaffo alla costituzione.Nonostante tutto ciò la macchina della propaganda si era già attivata in favore della lotta al terrorismo affermando la necessità di fare giustizia e difendere i diritti umani senza però considerare che la guerra è essa stessa terrorismo legittimato, ingiustizia assoluta, violazione irrimediabile di ogni diritto.Infatti nel momento in cui si accetta la guerra si chiude immediatamente ogni possibilità di confronto e di dibattito.Ma chi si rifiutava di condividere questa guerra era oggetto di attacchi durissimi poiché veniva accusato di essere traditore dell’Occidente. Tra l’altro non dobbiamo dimenticare che fu proprio l’autore uno dei primi a denunciare l’uso delle mine antiuomo che colpivano prevalentemente i bambini.e fu proprio l’autore a indicare nelle aziende che appartengono al gruppo Fiat e le principali responsabili della produzione di mine antiuomo.Ritornando comunque l’Afghanistan e ,più esattamente all’esperienza maturata nel 2001 ,le riflessioni dell’autore sono di estremo interesse. Incominciamo dalla prima: nei numerosi anni passati in Afghanistan l’autore ricorda come abbia visto le vittime sono sempre uguali anche se vi sono guerre diverse e conclude osservando in modo drammatico che arriverà il momento in cui ci sarà una guerra di tutti contro tutti. Naturalmente la condanna da parte dell’autore della guerra dell’Afghanistan è scontata e infatti ne rileva la completa illegalità ma osserva anche che la decisione di occupare l’Afghanistan in fondo era stata già presa nell’autunno del 2000 durante l’amministrazione Clinton.Questo significa che la guerra fu un vero e proprio atto preordinato nella quale la violenza dell’11 settembre fu soltanto un pretesto per creare un ampio consenso nazionale ed internazionale.Il fatto che poi gli Stati Uniti avessero trattato per almeno due anni consecutivi con i talebani per mettere le mani sugli oleodotti e sui gasdotti dell’Asia centrale e del Mar arabico attraverso il Pakistan è naturalmente una coincidenza puramente casuale… Ancora più significative sono le sue osservazioni in merito al ruolo dell’Italia: nel novembre del 2001 quando il 92% del parlamento italiano votò a favore della guerra non c’era in corso alcun esercizio di autodifesa e quindi il parlamento ha calpestato la costituzione, manipolando e stravolgendo lo statuto dell’ONU. Cosa sta a insegnare dunque la guerra? Che per punire un crimine si è disposti a commetterne un altro.In che cosa consiste allora la profondità della logica della guerra? Da una parte ci sono i buoni e dall’altro ci sono i cattivi.E quando si pensa in questo modo qualunque cosa, anche la più orribile, è accettabile. Quale conclusione possiamo fare a questo punto? Che non poche delle considerazioni dell’autore si applicano all’attuale conflitto tra la Russia e l’Ucraina.È proprio vero dunque che la storia non insegna nulla.

La strategia della tensione secondo il magistrato Giovanni Tamburino

Giovanni Tamburino, Dietro tutte le trame.Gianfranco Alliata e le origini della strategia della tensione, Donzelli, 2022

Il saggio del magistrato Giovanni Tamburino, amico di Giovanni Falcone, membro del consiglio direttivo dell’Archivio Flamini e soprattutto uno di coloro che maggiormente si è impegnato nel dimostrare il legame tra l’estremismo neofascista, i servizi segreti e i vertici più alti delle forze armate.Al di là delle vicende specifiche legate a Padova e a Verona sulle quali giustamente opportunamente il magistrato italiano si sofferma (stiamo alludendo al ruolo rilevante che ebbe nel coprire il Deep State a Padova il dirigente dell’ufficio politico della cultura padovana e cioè saverio Molino; al ruolo altrettanto rilevante del falso magistrato Cavallaro ,a quello svolto dal periodico “il settimanale“ diretto da Edilio Rusconi)l’autore comprende il ruolo rilevante di Verona perché questa città rappresentava il crocevia delle principali vicende eversive per molti decenni.Infatti Verona era la base delle forze armate americane in Italia e sede dei comandi Nato più importanti. Non solo :ma questi comandi avevano rapporti molto stretti con alcune logge massoniche.Non dimentichiamoci inoltre che proprio a Verona aveva sede l’ufficio di Guerra psicologica che era diretto dal Generale Francesco Nardella che risulterà legato alla massoneria di Alliata e alla Rosa dei venti. Di particolare importanza, sottolinea l’autore, la loggia massonica Colosseum composta anche da un certo Franck Gigliotti della Cia . All’interno di questa loggia vi erano esponenti di ON ma anche componenti di organizzazione paramilitari come per esempio quella del Nucleo di difesa dello Stato oltre a personaggi che facevano parte della P2 e del Sid. Un altro personaggio inquietante che si presenta al magistrato durante le sue inchieste fu un certo Dario Zagolin imprenditore ma soprattutto informatore e agente operativo, legato alle Brigate nere della Repubblica sociale di Salò. Ma l’importanza di questo personaggio è legato al fatto che fu presente a Piazza fontana l’11 dicembre 1969. Inoltre opportunamente il magistrato sottolinea come il gruppo politico di Valpreda fosse pieno di infiltrati e come la bomba che esplosa in Piazza fontana-non dimentichiamolo-era uno dei cinque ordini collocati a Milano ma anche a Roma.Tutto ciò implicava un preciso coordinamento a livello sia locale che nazionale. Era quindi il frutto di un’organizzazione raffinata, complessa e sperimentata. Insomma Zagolin era uno snodo importante con i servizi deviati , con il gruppo neofascista ON e con l’intelligence americana.Un altra questione di grande centralità furono i rapporti che esistevano tra l’ex terrorista dell’OAS Susini e la sua presenza presso il comando Ftase di Verona. Ma esistevano altri elementi probatori dei rapporti tra Spiazzi e i vertici di ON in Veneto. Da un punto di vista storico questi legami tra i gruppi di estrema destra anticomunisti, le strutture parallele dei servizi di sicurezza vanno inquadrati nella lotta al comunismo e più esattamente vanno inquadrati nella fondazione nel 1951 della commissione di pianificazione clandestina e nel fatto che questa commissione organizzò operazione clandestine. La matrice strategica originaria va dunque individuata nella riflessione che venne elaborata da parte americana negli anni 50 in funzione anticomunista.Se non si inquadrano questi eventi in un contesto di quella natura non si comprenderà l’esistenza di un filo preciso che lega eventi apparentemente lontani gli uni dagli altri. Per quanto possa essere importante il contenuto del convegno al Parco dei principi che si tenne nel 1965 questo deve essere comunque letto come una rielaborazione, un aggiornamento di una strategia che fu elaborata molto tempo prima.Un ‘altra struttura parallela fu certamente l’Organizzazione Gehelen strettamente legata non soltanto alla CIA ma anche al Sid. Un altro interessante aspetto relativo ai legami fra Stati Uniti e la strategia della tensione è dimostrato dal fatto che gli americani diedero rilevanti finanziamenti a Miceli attraverso l’ambasciata americana e una parte di questi finanziamenti servivano anche a finanziare gruppi di estrema destra. Indipendentemente dall’autenticità o meno del celebre Field Manual 30 -31 del 70, una documentazione di analoga importanza è quella intitolata US Policy toward Italy frutto del lavoro del consiglio di sicurezza nazionale americano. In questo documento si dice chiaramente che non è accettabile che il partito comunista possa giunge aggiungere per via legale al potere e in esso si sottolinea come fosse necessario prendere ogni azione necessaria per prevenire o rovesciare il predominio comunista. Questo documento poi verrà formalizzato nel gennaio del 1961 sotto la sigla NSC 2014/1-Secret. Ma come devono essere interpretati da un punto di vista più ampio l’esistenza di questi gruppi di estrema destra? Questi gruppi, almeno fino agli anni 80, furono un braccio esecutivo ed ufficiale dello Stato: questo significa che all’interno delle strutture statali esisteva una pianificazione frutto di una pianificazione sovranazionale dipendente dalla Nato e dagli Stati Uniti.Infatti l’analisi del rapporto fra i gruppi fascisti e le protezioni interne alle strutture ufficiali aiuta certamente a fare chiarezza sull’espressione equivoca cioè stragi di stato. Usare questa espressione, secondo il magistrato, è un errore perché queste stragi non furono frutto della politica italiana cioè la politica non fu l’attore della strategia ma anzi esistette una barriera interna da parte delle forze politiche comprese quelle della maggioranza che si oppose in modo efficace alla eversione. Ecco perché è meglio usare l’espressione Deep state perché essa fa riferimento alla stratificazione che è un fenomeno reale.Secondo il magistrato organismi, associazioni eccetera si collocano sotto il livello visibile per realizzare corruzione, delitti e alterare il funzionamento della democrazia. Questa espressione rinvia al fatto che settori non marginali dei pubblici poteri non solo erano a conoscenza di quanto accadeva ma ne furono addirittura gestori e beneficiari a lungo in prima persona e ciò fu possibile grazie al coinvolgimento di personaggi di alto livello dell’istituzione e cioè da parte dei ministri, magistrati, verso delle forze armate e dell’intelligence. Insomma questa sorta di Deep State rappresenta una vera e propria zona grigia e all’interno di essa vi sono uomini chiave che io ho definito-al di là della riflessione dell’autore del saggio-uomini anello, uomini che sono stati in grado di collegare grazie alla loro autorevolezza e alla loro lucidità politico -strategica la massoneria, i servizi di sicurezza italiani e stranieri, una parte della classe politica e anche la criminalità organizzata.Facciamo alcuni nomi di questi uomini anello: Roberto Calvi, Michele Sindona , Licio Gelli ma soprattutto-e qui ritorniamo al saggio dell’autore-Gianfranco Alliata di Montereale personaggio che attraversato per mezzo secolo le vicende italiane come esponente di spicco dalla massoneria ,a stretto contatto con gruppi dell’estrema destra, promotore di strutture lecite ma anche di associazioni e movimenti appartenenti al settore più oltranzista della Nato e degli Stati Uniti. Un chiarimento però si impone-sottolinea l’autore-ed è relativo all’espressione zona grigia .Che cosa si intende con questa espressione? È una sorta di di fusione di componenti di carattere massonico, mafioso, finanziario e organizzazioni eversive. Questa zona griglia nasconde strutture coperte ed è caratterizzata da personaggi trasversali. A proposito di Alliata l’autore sottolinea come sia molto probabile che sia stato lui il mandante dell’omicidio di Portella della ginestra ,come sia stato lui a servirsi di Salvatore Giuliano.Insomma questo personaggio per certi versi inquietante avrebbe svolto, secondo l’autore, un ruolo molto importante nella pianificazione della strategia della tensione e avrebbe quindi svolto un ruolo di collegamento diretto tra la massoneria italiana e quella americana.

Gagliano Giuseppe La guerra economica costa cara-Limes maggio 2022

https://www.limesonline.com/cartaceo/la-guerra-economica-costa-cara-ma-rende

Le ultime novità sui rapporti tra Turchia e Arabia Saudita

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è arrivato in Arabia Saudita giovedì 28  e ha incontrato il re saudita Salman e il principe ereditario Mohammad Bin Salman Bin Abdulaziz, alla presenza di principi dei vari rami della famiglia regnante di Al Saud.

Questa è la sua prima visita dal 2018.

Rapporti di intelligence da Riad suggeriscono che re Salman ha preferito  astenersi dal discutere le ragioni del deterioramento dei rapporti con Ankara con il presidente Erdogan.

Tuttavia, i brevi commenti rivolti al presidente Erdogan sono stati sufficienti per suggerire che re Salman attende con impazienza una nuova fase delle relazioni con la Turchia a tutti i livelli.

A questo proposito, fonti vicine alla situazione affermano che re Salman ha sottolineato una serie di questioni, la più importante delle quali è stata la formazione di una squadra comune per riattivare le relazioni tra i due Paesi a livello economico, finanziario e militare.

Le stesse fonti aggiungono che re Salman desiderava non discutere il fascicolo del defunto giornalista Jamal Khashoggi, sottolineando che la questione era stata risolta prima della visita del presidente Erdogan a Riyadh.Non dimentichiamoci  il pubblico ministero turco nel caso contro 26 cittadini sauditi accusati dell’omicidio dell’editorialista del Washington Post Jamal Khashoggi, ha chiesto il 4/1/2022 la sospensione del processo in contumacia e il trasferimento del caso in Arabia Saudita.

È importante sottolineare che  il re Salman ha accolto il presidente Erdogan come un ospite distintivo e un alleato strategico a livello regionale e internazionale.

Il re ha anche discusso con il presidente Erdogan delle relazioni di difesa tra i due paesi, alla luce della decisione del principe ereditario Mohammad di stabilire un’alleanza militare di alto livello con Ankara, in particolare nell’area delle industrie militari congiunte.

Le informazioni disponibili rivelano anche che il re Salman e il principe ereditario Mohammad hanno discusso di fornire al governo turco prestiti finanziari agevolati per sostenere la valuta turca, attualmente in fase di svalutazione, nonché contratti di investimento congiunti con la Turchia per miliardi di dollari USA.

Le ultime novità sulla politica estera cinese

Rapporti da Riyadh suggeriscono che il principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman Bin Abdulaziz è deciso a rafforzare le relazioni con la Cina.

Ciò è avvenuto alla luce di una telefonata tra il principe ereditario Mohammad e il presidente cinese Xi Jinping venerdì .

Inoltre, una serie di file di cooperazione strategica con la Cina sono stati recentemente esaminati dal principe ereditario Mohammad in due incontri con il Consiglio saudita per gli affari economici e di sviluppo (CEDA) e il Fondo pubblico saudita per gli investimenti (PIF).

Fonti di intelligence dicono che le relazioni saudita-cinesi si stanno dirigendo verso accordi che potrebbero spiazzare il presidente americano.

Questi accordi saranno annunciati durante la prossima visita del presidente Xi Jinping a Riyadh il mese prossimo.

Ad ogni modo , gli accordi dovrebbero coprire una varietà di argomenti come l’energia, che includeranno l’energia solare, il petrolio e progetti collaborativi di energia rinnovabile tra il PIF e la Cina.

Ma la politica di proiezione di potenza cinese si muove come sempre, come di consueto su più fronti.

I rapporti dell’Oman nel contesto della difesa con la Cina sono entrati in una nuova fase da quando il vice primo ministro della Difesa Sayyid Shihab Bin Tariq ha assunto la sua posizione.

Sayyid Shihab è persuaso che la cooperazione in materia di difesa con la Cina abbia molti vantaggi.Infatti la Cina sostiene il diritto del Sultanato ad avere tutta l’assistenza militare senza precondizioni, insieme a disposizioni speciali per il pagamento degli accordi.

Inoltre, l’incontro di Sayyid Shihab di domenica con l’ambasciatore cinese in Oman Li Lingbing ha posto in essere l’attivazione delle relazioni di difesa tra i due paesi.

Fonti vicine alla situazione dicono che si sta preparando un memorandum d’intesa militare (MoU) tra Cina e Oman.

Il memorandum d’intesa copre diverse aree di difesa, tra cui il ruolo della Cina nello sviluppo delle infrastrutture delle industrie militari dell’Oman, nonché la cooperazione nel trasferimento di competenze ed esercitazioni congiunte via terra e via mare.

Sul fronte della cooperazione tra Cina ed Egitto ci sono delle interessanti novità.fonti di intelligence vicine al Cairo infatti suggeriscono che l’Egitto è riuscito per la prima volta nella produzione di un radar di terra 3D, come parte di un progetto di produzione complementare iniziato anni fa. Più esattamente il Ministero della Difesa egiziano sta tenendo diversi colloqui con numerosi paesi per produrre radar terrestri allo scopo di intercettare le numerose minacce aeree e fra questi partner vi è certamente la Cina con la quale l’Egitto intende collaborare soprattutto per la realizzazione di radar 2D e 3D e cioè il JY-27 e il JYL-1.

Le informazioni disponibili dicono che l’esercito egiziano, che attualmente possiede tipi avanzati di sistemi radar di sorveglianza terrestre e aerea di diversi fornitori russi, statunitensi, europei e cinesi, ha bisogno di modelli sempre piu avanzati .

La riflessione di Jeffrey Sachs sulla guerra in Ucraina

La riflessione fatta da Jeffrey Sachs https://www.sipa.columbia.edu/faculty-research/faculty-directory/jeffrey-sachs professore di Svuluppo sostenibile di politica e gestione della salute alla Columbia university sulla questione Ucraina in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera https://www.corriere.it/politica/22_maggio_01/sachs-stati-uniti-nato-russia-8509a362-c8b4-11ec-85c4-7c8d22958d02.shtml

merita la nostra massima attenzione .

Non c’è dubbio che le sanzioni poste in essere nei confronti della Russia siano uno strumento indispensabile allo stato attuale per portare la Russia alle trattative ma nonostante ciò la via diplomatica rimane uno strumento indispensabile, uno strumento finalizzato a conseguire una pace ragionevole, una pace che preveda l’indipendenza dell’Ucraina ma non la sua adesione alla Nato. Tuttavia non c’è dubbio che allo stato attuale sia la Russia che Stati Uniti non vogliono giungere ad un compromesso.Che l’obiettivo della Russia sia quello di trasformare l’Ucraina in un paese neutrale e quindi di avere accesso sia alle sue risorse sia ai suoi mercati è un dato di fatto ormai del tutto ovvio; ma è altrettanto ovvio che gli Stati Uniti non hanno alcun intenzione di trattare con l’Ucraina ma vogliono che l’Ucraina rientri nella anglosfera sia da un punto di vista militare che da un punto di vista politico -economico. Non esistono infatti elementi oggettivi da parte americana che possono testimoniare la volontà statunitense di raggiungere un compromesso con la Russia.Al contrario l’obiettivo sembra essere quello di servirsi dell’Ucraina per liquidare uno dei maggiori rivali che può mettere in discussione l’egemonia americana.Al di là della condanna scontata da un punto di vista sia giuridico che politico dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina bisogna tuttavia osservare la dinamica conflittuale della relazione internazionale con uno sguardo lucido e realistico: se vogliamo per esempio processare Putin per crimini di guerra è assolutamente possibile farlo in base al diritto internazionale.Ma allora coerentemente dovremmo procedere sempre sulla base dello stesso diritto internazionale e processare George Bush e Barack Obama .(non dimentichiamoci che d’altra parte gli Stati Uniti non fanno parte del Tribunale dell’Aja, ndr).

Insomma bisogna avere il coraggio da un punto di vista realistico di riconoscere che siamo di fronte a due potenze che si confrontano per espandere il loro dominio. È indubbio che sia stata la Russia ad iniziare questa guerra-e ci mancherebbe altro che ci potesse negare una ovvietà di tale genere-ma è altrettanto vero che gli Stati Uniti di fronte alla richiesta del presidente Putin di negoziare alla pari in merito all’allargamento della Nato all’Ucraina ha invece attuato una scelta esattamente contraria cioè non solo non ha accettato di discutere con Mosca non riconoscendola dunque come interlocutore legittimo ma al contrario ha firmato accordi a partire dal 2021 con l’Ucraina proprio in funzione antirussa. Di conseguenza che tipo di pace sarebbe possibile?L’unica pace possibile è una pace costruita sul compromesso in cui la Russia si ritira e quindi abbandona la sua politica di espansione ma dall’altro canto la Nato non si amplia ulteriormente.Tuttavia allo stato attuale non sembra che una possibilità di questo genere sia percorribile.Tuttavia una pace di questo genere deve essere attuata prima che si gettano le basi per una guerra nucleare o per una guerra comunque che si allarghi sempre di più e che potrà avere implicazioni sempre più nefaste sul piano economico a livello globale. Un altro aspetto da sottolineare è la subalternità dell’Unione Europea-ancora una volta-rispetto alle decisioni americane: l’Unione Europea infatti dovrebbe svolgere un ruolo di mediazione fra le parti e non invece un ruolo di appendice rispetto alle scelte americane. Ma l’Unione Europea-come bene insegna De Gaulle -paga ancora una volta la sua incapacità di avere una politica estera e militare autonoma rispetto agli Stati Uniti. Un prezzo questo che sta portando l’UE a diventare un terreno di scontro-proprio come l’Ucraina-tra Stati Uniti e Russia.

La riflessione di Noam Chomsky sul conflitto ucraino

Il ruolo della Nato

In ogni caso, nel 1991 rimaneva in piedi la domanda di cosa fare della NATO. La conclusione logica avrebbe dovuto essere che doveva essere sciolta: la sua giustificazione ufficiale non esisteva più. Invece, fu allargata e non solo a livello territoriale ma anche nella sua missione. La missione ufficiale della NATO fu modificata perché diventasse di portata globale, non soltanto il confronto con la Russia. Così, la missione della NATO divenne la protezione del sistema energetico globale, un mezzo per assicurare che esso rimanesse sotto il controllo occidentale: non c’è un’altra accezione di «protezione». Questo sistema includeva le vie marittime e i condotti di gas e petrolio, insomma il mondo intero. In questo modo la NATO è diventata sostanzialmente una forza di intervento a guida statunitense. E lo possiamo confermare agevolmente: basta pensare ai Balcani nel 1999, quando la NATO bombardò la Serbia per la questione del Kosovo. Già questo è un indizio forte del fatto

che la NATO è semplicemente una forza di intervento statunitense che non presta la benché minima attenzione al diritto internazionale. Nel caso della reazione occidentale all’invasione irachena del Kuwait quantomeno si potevano addurre delle argomentazioni, io non credo che fossero valide, ma almeno si potevano immaginare, insomma che fosse una reazione difensiva.

Interventi umanitari

Per giustificare tutto questo sono stati architettati diversi stratagemmi, a livello di ideologia e di propaganda. È istruttivo analizzarli. Uno di questi, molto interessante, è la dottrina del cosiddetto «dovere di proteggere»–RtoP (Responsibility to Protect). Essa in verità prevede due versioni. Una è quella riconosciuta dalle Nazioni Unite, durante l’Assemblea generale ONU del 2005: una versione più ristretta del RtoP che è leggermente diversa da quella che esisteva prima. Poi c’è l’altra versione, che fu sviluppata più o meno nel periodo dei bombardamenti sulla Serbia del 1999 dalla commissione internazionale guidata dall’ex ministro degli Esteri australiano Gareth Evans. La versione di Evans è sostanzialmente identica a quella accolta dalle Nazioni Unite pochissimi anni dopo, ma con una differenza cruciale. In un paio di paragrafi si dice in sostanza: «Laddove non vi sia unanime consenso internazionale, né accordo in seno al Consiglio di sicurezza sull’autorizzazione a un intervento, le organizzazioni regionali nella loro area di giurisdizione possono effettuare un intervento militare che deve essere soggetto a una successiva autorizzazione da parte del Consiglio di sicurezza». Possiamo tradurre tutto questo in una realtà geopolitica. Significa in pratica che la NATO può effettuare interventi militari entro quella che essa stessa definisce come propria area di giurisdizione–che può anche essere il mondo intero–senza l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza. E se analizziamo i casi di ricorso al RtoP, è sconcertante vedere che cosa è avvenuto. La versione dell’ONU mirava a dimostrare la legittimità di un’azione, mentre la sua effettiva applicazione segue la versione della commissione di Evans. Dunque, in sostanza, ciò significa che gli USA-NATO possono usare la forza militare senza autorizzazione del Consiglio

Ucraina e Stati Uniti

Il presidente George W. Bush–l’amabile nonnetto rimbambito festeggiato dalla stampa per i vent’anni della sua invasione dell’Afghanistan–mollò le redini, ammettendo vari alleati, fra cui i paesi baltici. Nel 2008 invitò l’Ucraina a aderire, stuzzicando l’orso che dorme. Dal punto di vista geostrategico, l’Ucraina è un territorio fondamentale per la Russia, anche lasciando da parte gli stretti rapporti storici e l’ampia fetta di filorussi nel paese. Germania e Francia opposero il loro veto all’incosciente invito di Bush, invito che però non è mai stato tolto dal tavolo. Nessuna dirigenza russa l’avrebbe mai accettato, di certo non Gorbačëv, che al riguardo si era nitidamente espresso. Come nel caso dello schieramento di armi offensive sul confine russo, esiste una soluzione semplice. L’Ucraina può avere lo stesso ruolo che l’Austria e alcuni paesi nordici ebbero durante la Guerra fredda: neutrali, ma strettamente legati all’Occidente e abbastanza protetti: partecipi dell’Unione europea nel grado in cui hanno stabilito di esserlo. Gli Stati Uniti rifiutano questa prospettiva, proclamando un’appassionata devozione alla sovranità delle nazioni, che non può essere violata: il diritto dell’Ucraina ad aderire alla NATO va salvaguardato. Una posizione virtuosa, che può forse essere encomiata negli Stati Uniti, ma di certo sollecita sghignazzi ovunque nel mondo, Cremlino compreso. Il mondo ci conosce bene come modello di devozione alla sovranità, soprattutto nei tre casi che più degli altri hanno fatto infuriare la Russia: Iraq, Libia e Kosovo-Serbia. Il rifiuto, da parte statunitense, di una neutralità simil-austriaca per l’Ucraina ha qualcosa di surreale. I politici americani sanno a perfezione che l’ammissione alla NATO dell’Ucraina è fuori discussione, per quanto ci è dato prevedere. E possiamo tranquillamente accantonare le ridicole esibizioni di rispetto per la sacrosanta sovranità. Dunque, in nome di un principio nel quale non credono neppure per un istante, e per perseguire un obiettivo che sanno essere portata, gli Stati Uniti corrono il rischio di disastrose sciagure. A tutta prima, si tratta di una mossa incomprensibile, che però rivela plausibili calcoli imperialistici.

Europa e Nato

Una risposta può esser suggerita dal celebre slogan sugli scopi della NATO: tenere la Russia fuori, la Germania buona e gli USA dentro. La Russia è alla larga. La Germania è buona. Rimane da chiedersi se gli USA rimarranno in Europa: o meglio, se rimarranno al potere in Europa. Non tutti hanno accettato senza opporsi questo assunto della politica mondiale; fra questi: Charles de Gaulle, che propose la sua idea di Europa dall’Atlantico agli Urali; l’ex cancelliere tedesco Willy Brandt, con la sua Ostpolitik; e il presidente francese Emmanuel Macron, con le sue attuali iniziative diplomatiche che tanto dispiacciono a Washington. Se la crisi Ucraina trovasse una soluzione pacifica, sarebbe un affare tutto europeo, rompendo con la concezione «atlantista» postbellica che vede gli Stati Uniti saldamente al posto di guida. Si creerebbe anche un precedente per un’ulteriore indipendenza europea, se non addirittura per un avvicinamento alla visione di Gorbačëv. Inoltre, con la «Nuova via della seta» cinese che incombe da est, nell’ordine globale si aprono nuovi e più ampi scenari.

Aspetti della politica estera americana

Tutto vero, anche se a volte è difficile da credere. Uno degli esempi più importanti e rivelatori ce lo fornisce la cornice retorica del maggiore documento di pianificazione interna risalente ai primi anni della Guerra fredda, il Memorandum 68 del 1950, poco dopo la «perdita della Cina» che mandò nel panico gli Stati Uniti. 2 Quel documento costituì la premessa per un’enorme “espansione del bilancio militare. Vale la pena di ricordarlo oggi che vediamo riverberare gli effetti di quella follia, e non per la prima volta. È così da sempre. Le raccomandazioni politiche del Memorandum 68 sono state ampiamente studiate dalla ricerca accademica, mentre si è dato scarso rilievo all’isterismo del suo stile retorico. L’impianto è quello di una fiaba: il male assoluto da una parte e la purezza e il nobile idealismo dall’altra. Da una parte c’è lo «Stato schiavista» (l’Unione Sovietica), con il suo «progetto fondamentale» e la sua innata «coazione» a conquistare l’« autorità assoluta sul resto del mondo», distruggendo tutti i governi e la «struttura della società» dovunque. Al suo male assoluto si contrappone la nostra assoluta perfezione. «Scopo fondamentale» degli Stati Uniti è assicurare ovunque «la dignità e il valore dell’individuo». I leader americani sono animati da una «tendenza generosa e costruttiva e dall’assenza di cupidigia nelle relazioni internazionali»: atteggiamento particolarmente evidente nel luogo storico dell’influenza statunitense, ovverossia l’emisfero occidentale, da tempo beneficiario della tenera sollecitudine di Washington, come possono testimoniare i suoi abitanti. Chiunque avesse familiarità con la storia e con i reali equilibri mondiali del potere dell’epoca avrebbe reagito a questa messinscena con totale sconcerto. Nemmeno gli autori del documento, presso il Dipartimento di Stato, credevano a ciò che scrivevano. Alcuni di loro, successivamente, lasciarono qualche indizio di ciò che intendevano fare. Il segretario di Stato Dean Acheson spiegò nelle sue memorie che, per poter imporre l’enorme espansione militare già pianificata, bisognava «ficcarlo in testa al governo» badando di essere «più cristallini della verità. “I precedenti retorici sono tanti, e in questo momento il tasto su cui si batte è l’indolenza e l’ingenuità degli americani verso le vere intenzioni di quel «cane sciolto» di Putin, ossia distruggere la democrazia ovunque essa sia e sottomettere il mondo alla sua volontà, questa volta con l’appoggio dell’altro «Grande Satana», Xi Jinping. Tutti hanno intravisto nel vertice tra Putin e Xi Jinping del 4 febbraio, in occasione dell’apertura dei Giochi olimpici, un evento di enorme rilevanza per gli affari internazionali. Un articolo in primo piano sul «New York Times» raccontava l’evento titolando «Un nuovo Asse», con un’allusione non troppo velata. Nel pezzo si riportavano le vere intenzioni di questa reincarnazione delle potenze dell’Asse: «Il messaggio che Cina e Russia hanno lanciato agli altri paesi è chiaro», scrive David Leonhardt. «Non faranno pressioni su altri governi affinché rispettino i diritti umani o indicano le elezioni». Con sgomento di Washington, l’Asse sta inoltre attirando a sé due paesi che rientrano nel «campo americano», l’Egitto e l’Arabia Saudita, esempi straordinari di come gli Stati Uniti rispettino i diritti umani e le elezioni all’interno del loro «campo», ossia garantendo un massiccio flusso di armi a queste brutali dittature o partecipando direttamente ai loro crimini. Il Nuovo Asse sostiene inoltre che «un paese potente dovrebbe poter imporre la sua volontà all’interno della sua conclamata sfera di influenza. Quel paese dovrebbe anche essere in grado di rovesciare un governo vicino più debole senza che il mondo interferisca. “Come nel caso del Memorandum 68, c’è del metodo nella follia. La Cina e la Russia rappresentano davvero una minaccia concreta. E l’egemone globale non la prende alla leggera. Ci sono temi ricorrenti nel modo in cui i commentatori e la politica statunitense reagiscono a quella minaccia. E meritano qualche riflessione. L’Atlantic Council definisce la formazione del Nuovo Asse uno «spostamento tellurico nelle relazioni internazionali» che sottende un progetto «da capogiro»: «Le parti hanno convenuto di creare legami più forti tra le loro economie mediante la cooperazione tra la Nuova via della seta cinese e l’Unione economica eurasiatica di Putin. Lavoreranno insieme allo sviluppo dell’Artico. Potenzieranno il coordinamento tra le istituzioni multilaterali e nella lotta ai cambiamenti climatici». 5 Non dobbiamo sottovalutare la grande rilevanza della crisi ucraina, aggiunge Damon Wilson, presidente del National Endowment for Democracy: «La posta in gioco di questa crisi non coinvolge soltanto l’Ucraina, ma il futuro della libertà», nientedimeno che. 6 Vanno prese delle misure forti al più presto, afferma il capogruppo della minoranza al Senato Mitch McConnell: «Il presidente Biden dovrebbe usare ogni strumento a sua disposizione e imporre dure sanzioni prima di un’invasione e non dopo». Non c’è tempo di baloccarsi con appelli macroniani all’orso furioso affinché moderi la sua violenza. “Per Washington la questione è più profonda: un accordo regionale porrebbe una seria minaccia allo status globale degli Stati Uniti. Questa preoccupazione cova sin dagli anni della Guerra fredda: è possibile che l’Europa acquisisca un ruolo indipendente negli affari internazionali (e sarebbe possibile) magari seguendo la visione gollista, ossia di un’Europa dall’Atlantico agli Urali, ripresa poi nel 1989 da Gorbačëv con la sua idea di una «casa comune europea», di un «vasto spazio economico dall’Atlantico agli Urali»? Ancora più impensabile sarebbe la visione ulteriormente allargata di Gorbačëv di un sistema di sicurezza eurasiatico da Lisbona a Vladivostok senza blocchi militari: una proposta che fu rifiutata senza possibilità di appello durante i negoziati condotti trent’anni fa per ricercare un accomodamento post-Guerra fredda.

Cina

Più o meno lo stesso vale per gli attriti con la Cina. Come abbiamo discusso in precedenza, 12 ci sono seri problemi riguardanti la violazione del diritto internazionale da parte della Cina nei mari vicini, anche se gli Stati Uniti, essendo l’unico paese marittimo a rifiutarsi persino di ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, non sarebbero nella posizione di muovere obiezioni. E di certo gli Stati Uniti non mitigano questi problemi nel momento in cui inviano una flotta navale in quelle acque o forniscono all’Australia una flotta di sottomarini nucleari per rafforzare la loro già schiacciante superiorità militare al largo delle coste della Cina. Tali questioni possono e devono essere affrontate dalle potenze regionali. Come nel caso dell’Ucraina, il problema per gli Stati Uniti è che non sono loro a dettare legge. E sempre come nel caso dell’Ucraina, gli Stati Uniti professano i loro alti principi nel fronteggiare la minaccia rappresentata dai cinesi: il loro ribrezzo per le violazioni dei diritti umani da parte della Cina, che pure sono senza dubbio gravi. Anche in questo caso non è troppo difficile valutare la sincerità di questa posizione. Un indicatore molto utile al riguardo sono gli aiuti militari inviati dagli Stati Uniti. In cima alla classifica troviamo due paesi che formano una categoria a parte: Israele ed Egitto. Quanto alle performance israeliane in materia di diritti umani possiamo fare riferimento ai dettagliati rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch.

Note sulla guerra in Siria

L’attenzione dei giornalisti non può che concentrarsi sulla attualità , sulle notizie calde.Ma chi invece si occupa di storia cerca di compiere analisi di carattere politico e di carattere strategico non può né deve dimenticare la complessità della storia. A cosa stiamo alludendo? Per coloro che si fossero dimenticati una delle tante guerre presenti nel mondo è quella siriana di cui si occupa l’analista Mostafa El Ayoubi

sulla rivista Nigrizia. Come si può agevolmente compendiare la sua riflessione che credo non possa non essere condivisa e quindi non possa essere ampiamente sottoscritta?

In primo luogo lo studioso sottolinea come questo conflitto armato fu pianificato dagli Stati Uniti e dai suoi principali alleati della Nato cioè l’Inghilterra, la Francia e la Turchia.Quanto al finanziamento di questa guerra che ormai dura da 10 anni questa è stata possibile grazie alle petromonarchie arabe del Golfo.

In secondo luogo qual è lo scopo che gli Stati Uniti ci sono proposti con questa guerra? Destabilizzare la Siria allo scopo di consentire a Israele di essere l’unica potenza egemone nel Medioriente e nel contempo dim contrastare il miglior alleato della Siria e cioè l’Iran. È possibile allora-si domanda lo studioso-definire questa una guerra per procura? La risposta non può che essere affermativa . Ma perché si parla di guerra per procura? Perché questa guerra è stata affidata a estremisti islamisti. Fino a questo momento-dopo 10 anni di guerra-quanti morti ha causato questa guerra? Secondo le stime più attendibili ci sono stati 400.000 morti tra civili e militari e ben 11 milioni di persone tra sfollati e profughi.

In terzo luogo rivolgendo la nostra attenzione al ruolo degli Stati Uniti lo studioso sottolinea come il primo presidente ad imporre sanzioni fu Obama, mentre il secondo è stato il presidente Donald Trump che ha cercato con il Caesar Syria civilian protection act di impedire a qualunque nazione di stringere rapporti economici con la Siria.Quanto al nuovo presidente Biden questo ha inaugurato la sua presidenza con un attacco missilistico-sottolinea lo studioso di Nigrizia-contro la Siria, operazione questa che è avvenuta il 5 febbraio ai confini con l’Iraq.