Désinformation, désobéissance civile et guerre cognitive dans les mouvements contestataires

Cet essai défriche un terrain peu connu : • La pensée stratégique française par rapport à la guerre cognitive et ses relations avec les mouvements alter-mondialistes, en mettant en particulier l’accent sur l’interprétation de l’Ecole de Guerres Economique (EGE) ainsi que la sociologie des mouvements contestataires. • L’analyse des modes de fonctionnement spécifiques avec lesquels le mouvement altermondialiste et, plus généralement les ONG pacifistes et antimilitaristes, a procédé à une lutte idéologique contre des institutions militaires et industrielles. Cette analyse est illustrée par de nombreux cas pratiques tels que Monsanto, Mc Donald, Levi’s, Nike, le TGV… Une grille de lecture indispensable pour comprendre les enjeux de la nouvelle guerre qui se déroule sous nos yeux.

http://www.vapress.fr/shop/DESINFORMATION-DESOBEISSANCE-CIVILE-ET-GUERRE-COGNITIVE_p31.html

Désinformation, désobéissance civile et guerre cognitive dans les mouvements contestataires

Première partie Chap. I La guerre cognitive dans la réflexion stratégique française Deuxième partie Chap. II – Les nouveaux défis des services d’intelligence 1. Modèles stratégiques et mouvements altermondialistes 2. L’analyse stratégique française 3. L’analyse de la Sociologie des mouvements contestataires Chap. III – Les nouveaux conflits sociaux et les mouvements altermondialistes Chap. IV – Désinformation et agitation subversive dans le mouvement altermondialiste Chap. V – Réseaux sociaux, altermondialistes et contre-sommets Préambule 1. Réseaux sociaux et altermondialisme 2. Contre-sommets et altermondialistes Chap.VI – Subversion culturelle et désinformation dans la réflexion de Frans Van der Hoff et de Slow Food Chap. VII – Contre-information et désobéissance civile dans la Campagne contre la School of the Americas Chap. VIII – Boycott et guerre de l’information dans la réflexion et dans la pratique de Francesco Gesualdi 1. Le Centro Nuovo Modello di Sviluppo contre Artsana 2. La campagne contre Del Monte au Costa Rica et l’opposition au solidarisme 3. L’implication de la presse et le cas Levi’s 4. Délocalisation, multinationales de l’ombre 5. Le cas de Nike et l’internationalisation de la protestation 6. Boycott et autres formes de protestation 7. L’autodestructrice défense de McDonald’s 8. Fondements de la consommation critique 9. CEP, New Consumer et Centro nuovo modello di sviluppo

Gagliano Giuseppe Potere e antagonismo nel socialismo libertario europeo e americano del Novecento

Il tema del potere, e del contropotere, il ruolo degli intellettuali come agenti di trasformazione radicale all’interno della dimensione politica e sociale oltre che economica, la posizione antagonista da loro teorizzata e attuata in contrapposizione al sistema dominante specificatamente in relazione ai concetti di stato, di capitalismo, di tecnocrazia, hanno da sempre orientato i miei studi e sono stati oggetto di trattazione di diverse mie opere. Anche questo mio ultimo lavoro s’iscrive nel filone della riflessione su argomenti chiave come quelli ora delineati e si propone di farlo a partire da un’angolatura che intende considerare un movimento come quello del Socialismo libertario europeo e americano del Novecento attraverso i contributi in termini di analisi e di prassi politica di vari intellettuali esponenti di primo piano di questa corrente ideologica che teorizza la libertà dai vincoli statuali e dalle imposizioni delle élites dominanti relativamente non solo alla vita collettiva ma anche alla sfera individuale prendendo come punto di riferimento i bisogni reali e le aspirazioni degli individui e delle masse lavoratrici I confini tra libertarismo e anarchismo, come apparirà dai risultati di questo studio, sono labili: c’è infatti una commistione di temi affrontati, di idee e di tesi espresse, di persone implicate nella loro definizione e attuazione, per cui molto spesso si parlerà di libertarismo come filiazione o movimento parallelo all’anarchismo, a volte con la dichiarata cognizione da parte degli autori considerati della coincidenza tra i due termini (si vedano in proposito la lucida posizione di Chomsky, ma anche quella di Onfray e di Graeber), a volte, come afferma Pietro Adamo nel suo L’anarchismo americano nel Novecento, scoprendo un carattere di relazione «non intesa» eppure innegabilmente esistente tra le posizioni dell’anarchismo “tradizionale” e movimenti libertari come quelli della contestazione giovanile del ’68 e delle varie organizzazioni sociali, antirazziali, femministe e della sinistra radicale americana che l’hanno preceduto e accompagnato, per non dire della posizione totalmente spontanea degli hippies di quella nazione, per finire con le realtà no global dei nostri giorni. Le istanze portate avanti dal socialismo libertario e dall’anarchismo dunque sostanzialmente coincidono. E comuni sono anche le matrici ideologiche originarie, fondamentalmente rintracciabili nelle rivendicazioni libertarie espresse nell’esperienza dei Diggers britannici del XVII secolo che diedero vita a comunità autogestite basate sull’uguaglianza dei membri e sulla condivisione totale dei beni e della gestione pubblica, nel pensiero di un William Godwin, il primo vero teorizzatore anarchico, critico dello stato, chimera di copertura della volontà di repressione della libera volontà dei membri della società, indicato da Kropotkin come “il primo teorico del socialismo senza governo”, oltre che nelle idee degli Illuministi francesi ai quali fra gli altri si richiama esplicitamente Noam Chomski, quando nel suo Anarchia. Idee per l’umanità liberata riconosce che al socialismo libertario è toccato di portare avanti e amplificare il messaggio umanistico radicale proprio dello stesso Illuminismo. Nel saggio si dà rilievo a questa contiguità di posizioni, quale emerge dall’analisi delle opere e dell’azione degli autori di punta che si è scelto di considerare: per l’Europa Michel Foucault e Michel Onfray, entrambi profondamente intrisi delle idee e dei valori emersi con l’esperienza del maggio francese, per l’America i protagonisti del libertarianism e della sinistra radicale rappresentati da Herbert Marcuse, Noam Chomsky, Howard Zinn, e David Graeber, protagonisti o eredi della contestazione sessantottesca. Accanto a questi ultimi si è analizzato anche il socialismo libertario o meglio l’anarchismo pragmatico dell’inglese Colin Ward, singolare figura di architetto dalla profonda sensibilità sociale che ha tradotto nella sua professione oltre che nella sua opera teorica. Per tutti questi autori il ruolo dell’intellettuale si è rivelato un importantissimo strumento di trasformazione radicale e di antagonismo al sistema, di cui si vedranno di volta in volta i contenuti e le modalità di attuazione.

Gagliano Giuseppe Le imposture della filosofia nella interpretazione di Sokal-Bricmont

Giornale di Cantù(8 aprile 2017)

Gagliano Giuseppe Il marxismo come messianesimo laico e totalitario

Giornale di Cantù(18 marzo 2017)

Gagliano Giuseppe Intervista Arcadia e Apocalisse

Giornale di Cantù (11 marzo 2017)

G. Gagliano A propos de l’IE

Va Press

Gagliano Giuseppe ARCADIA E APOCALISSE. Il rifiuto della modernità nella interpretazione di Paolo Rossi e Luciano Pellicani,Licosia ,2017

Dall’Introduzione di Nunziante Mastrolia

Massimo Franchi Guerra economica

27/02/2017 Relazione dal titolo “Guerra Economica” presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma per gli studenti del corso di laurea magistrale in Finanza e Risk Management (FRIM).

Abstract intervento di Massimo Franchi

La guerra ibrida quale combinazione di forze regolari, irregolari, terroristiche ed elementi criminali, o di tutte queste forze messe insieme, è oggi impiegata da molti paesi ed in molte parti del pianeta a supporto di strategie geoeconomiche.

Dopo la caduta del muro di Berlino gli Stati-nazione hanno riconvertito i loro apparati di sicurezza nel settore dell’intelligence economica che assorbe molte delle risorse disponibili. Viviamo in un mondo globalizzato e sempre più complesso nel quale la guerra tradizionale è stata sostituita dal commercio, dalle infowar e dalle cyberwar. Nel tempo, le principali economie del pianeta hanno continuato a supportare, direttamente ed indirettamente, le loro imprese con l’obiettivo di mantenere il benessere economico e sociale all’interno dei confini nazionali e tramite politiche di incremento di potenza che si sono sviluppate anche all’interno di organizzazioni internazionali.

Il sistema di Intelligence Economica dovrebbe fornire adeguate informazioni all’attenzione dei policy maker, politici e rappresentanti delle aziende considerate campioni nazionali da difendere molto spesso inserite nel comparto “large” del sistema SME europeo (small and medium-sized enterprises).

Oggi l’accesso all’informazione ed alla tecnologia di milioni di persone, di qualsiasi ceto sociale, permette lo scatenarsi di cambiamenti reali. Ogni persona nel mondo è in grado, o lo sarà a breve, di perseguire i suoi fini attraverso una molteplicità di interconnessioni informatiche e tecnologiche che potranno generare infinite comunità.

Gli studenti di oggi saranno i leader del domani e diventeranno la classe dirigente – quali imprenditori, manager, liberi professionisti, ecc. – che dovrà prendere delle decisioni anche in campo economico: essere consapevoli del ruolo e delle conseguenze di ogni scelta per il sistema paese diventerà fondamentale, come già avviene in Francia e Regno Unito. In Francia nel 1997 è nata la École de Guerre Économique mentre nel Regno Unito il rapporto Chilcot ha preso in considerazione la policy adottata in Iraq, dal 2001 al 2009, ed ha accusato Tony Blair per come ha gestito l’invasione e l’occupazione dell’Iraq identificando delle lezioni per i leader del futuro.

Per conquistare nuovi mercati occorre possedere le informazioni necessarie: tutti hanno la necessità di raccogliere, elaborare ed utilizzare le informazioni per prendere delle decisioni o generare delle attività offensive o difensive. La proposta di valore di un paese come l’Italia (nota come 4F), è il bersaglio dei concorrenti che intraprendono azioni sistematiche per infiltrarsi nella nostra economia. Gli obiettivi sono i segreti, i marchi ed i brevetti del sistema produttivo che solo in Italia è composto da oltre 3,7 milioni di imprese e che impiega circa 11,3 milioni di persone e oltre 647 miliardi di euro di valore aggiunto. Avere a disposizione del capitale umano preparato – come ad esempio accade da anni nell’esperienza francese, inglese, americana, israeliana, ecc. – ed in grado di comprendere i pericoli e di difendere il sistema paese, e le sue PMI, sarà strategico per la sopravvivenza ed il mantenimento del benessere sociale.

Giuseppe Gagliano Christian Harbulot e la Scuola di guerra economica di Parigi

Intervista di Claudia Amato(Rivista Como n.144,pagg.99-101)